Le Braci: blasone dell’enologia italiana

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Raccontare una verticale di vino dopo due anni mi fa venire in mente le prime emozioni e sensazioni vissute e mi offre la possibilità di metterle a confronto per poter stabilire con più certezza che le mie  impressioni possano ritrovare conferme.

La degustazione de Le Braci di Severino Garofano Vigneti e Cantine è avvenuta in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Italiana Sommelier a Lecce presso il Risorgimento Resort. A guidare la degustazione uno dei più valenti comunicatori italiani, Massimo Billetto, che ha saputo indirizzare l’attenta platea attraverso un viaggio emozionale e professionale alla presenza dei fratelli Stefano e Renata Garofano.
 
Non ho ancora avuto il piacere di conoscere il famoso enologo Severino Garofano, considerato uno delle principali personalità che col suo lavoro ha saputo contribuire in modo sostanziale al rilancio della vitivinicoltura del meridione  d’Italia, ha lasciato segni enologici importanti anche in Calabria oltre che in Puglia. E’ in quest’ultima regione però che ha consacrato la sua professionalità con alcuni dei capolavori che sono divenuti simboli delle potenzialità enoiche pugliesi, come il Patriglione di Cosimo Taurino e il Graticciaia di Agricole Vallone.

Nel 1995 acquista la masseria “li Monaci” con l’intenzione di avviare  i figli  all’attività di vitivinicoltori e creare  un’azienda che porti il suo nome.  Stefano e Renata, pur consapevoli delle potenzialità dei loro vini e della figura importante del loro padre, si pongono sempre con assoluta modestia e discrezione. Un esempio le parole dettate da Stefano Garofano: “Dietro ad ogni cuore c’è sempre una fatica. Siamo un’azienda giovane, abbiamo fatto un percorso di crescita che ci ha portato ad offrire un vino di livello. Dobbiamo essere contadini orgogliosi e noi figli abbiamo il dovere di recuperare le nostre radici. Nostro padre ci ha permesso di guardare sempre in alto ed andare avanti. Tutta questa grande passione noi l’abbiamo assorbita. Nostro padre è sempre stato un docente da seguire. Siamo testardi come figli, forse lo abbiamo acquisito da lui”.

Una verticale de Le Braci, prodotte da uve Negroamaro, che conduce a tutte le annate di produzione 2007-2006-2004-2003-2001-2000 (le annate 2002 e 2005 non sono state volutamente prodotte dall’azienda). Le Braci “sfrutta” la vendemmia tardiva, che avviene intorno  alla seconda decade del mese di Ottobre, con  estrazioni lunghe, che durano 10/11 giorni. Producendo questo Negroamaro non si è voluto cercare a tutti i costi  il tipico colore, la parte polifenolica è stata dosata. Poi passa in vasca di cemento e  barrique per 5 anni, affinandosi  in bottiglia per  12/18 mesi.

Partiamo dalla 2007: Il colore granato è dominante, l’olfatto si inebria di sentori di humus, spezie, erbe aromatiche. Ottime le note gustative di frutto maturo, morbido e con  una spalla acida, chiude con un finale ammandorlato. Un vino che darà ancora grandi soddisfazioni in avvenire.

2006:  granato, al naso è equilibrato, splendidi gli effluvi di china, rabarbaro, macchia mediterranea, lasciando spazio al frutto. In bocca è sontuoso, aristocratico, morbido e rotondo, ha avuto un’evoluzione importante. A coloro che  ne posseggono delle bottiglie consiglio di conservarle, perché quest’annata ce la ricorderemo ancora a lungo.

2004: Il colore granato è ancora stabile, ottima la forza speziata che si avverte, carruba e tamarindo la fanno da padrone. In bocca chiude con un’ importante freschezza, evidente sapidità con traccia “ferrosa”.

2003: Questo millesimo sembra essersi fermato, al naso è quasi “ingessato” come se si fosse stancato di crescere.  Imponente l’alcolicità, meno evidente l’acidità. Mi piacerebbe degustarlo tra un paio d’anni per capire meglio come si è evoluto.

2001: Qui ci troviamo dinanzi ad un grande capolavoro dell’enologia pugliese e italiana. Un millesimo da ricordare e che sta avendo una straordinaria evoluzione e fa già di questo vino  la storia dell’azienda,  non ha nulla da invidiare ai migliori blasoni francesi ed italiani. All’olfatto si presenta elegante, suadente,  decise le sfumature di sottobosco, balsamiche,  di tostatura, richiami di frutta matura. Al palato è aristocratico, morbido, con  vivacità sorprendente e imponente acidità. Un vino da collezione.

2000: granato, al naso si avvertono richiami tostati e spezie dolci, piacevole la collezione olfattiva che regala sensazioni di compostezza ed eleganza. In bocca si riscontra una tessitura quasi masticabile.

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