Master Class Susumaniello di Tenute Rubino: Degustazione

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Settembre, sabato dieci, anno di grazia 2016. Piove in questi giorni, e che possiamo fare? All’aperto nulla ma qualche volta il cemento aiuta. Ed eccoci all’Hotel Internazionale di Brindisi a principiare una discussione su Brindisi (in nomen omen) e il vino.

Principiare, per carità. Di luoghi comuni se ne sono sentiti a iosa, e il pronome io ha fatto il padrone della serata. Ci sono mancati solo un giustapposto”bisogna fare sinergie” e “il problema è un altro”, tempi sforati alla grande per far godere i superstiti di voci spesso stonate.

Ma poi tutto s’aggiusta e il sacrifizio ha un suo perché. Scalpitando per concludere il talk show (sic!) e poi volando verso un altro albergo: Palazzo Virgilio, master class di Susumaniello.

Guidano Rocco Caliandro Delegato AIS Brindisi e, soprattutto, Giuseppe Baldassarre, Referente Regionale per la Puglia per la Guida Vini AIS e membro della Commissione Didattica Nazionale dell’AIS, senza dubbio alcuno, tra i massimi conoscitori dell’enologia Pugliese.

Sei bottiglie e sei versioni di Susumaniello di casa Rubino con l’accento sulla i. Luigi è stato il primo a credere nel vitigno “povero” della viticoltura di mare, si contendono la primogenitura con l’Accademia dei Racemi di Gregory Perrucci, ma se partiamo dagli insuccessi Luigi è stato il primo senza dubbio.

Vitigno residuale che aveva nel colore la sua ricchezza, e proprio quel colore (rubino) ha persuaso Luigi a mettere in croce il suo bravissimo enologo (Luca Petrelli) e a cercare di capire cosa si potesse trarre in purezza.

E lavorando sulla maturazione, sul tipo di terreno, sulla età della vigna e sul tipo di impianto si scopre che il brutto anatroccolo può essere un bellissimo cigno. Di più, molti bellissimi cigni.

Come fa Luigi a scoprirlo? Due fattori importantissimi: non viene da famiglia di vignaioli e, dunque, ne paga il fio ma è anche scevro da ogni pregiudizio e il fattore BDC che si manifesta oltre tre lustri fa ma del quale il buon Luigi approfitta con ottimo naso ed eccellente tempismo.

Veniamo al sodo.

Sumaré: spumante rosato metodo classico di trentasei mesi. Rosa pallido, eccellente perlage, al naso lampone e alla bocca ritorna con una freschezza senza pari. 1 Way

Torre Testa Rosato: colore rosa carico, splendente, naso lieve sempre dominante di lampone e note agrumate. In bocca liscio come seta, aromi pervasivi e grandissima freschezza. Lunghezza media e bocca pulita, una leggera piccantezza e una nota sapida lo rendono unico. 2 Way

Oltremé: versione di susumaniello rosso di pronta beva, colore rosso rubino, impenetrabile, note lievi di viola e di marasca, piacevole e morbido al palato. Poco impegnativo e da conversazione, o per una zuppa di pesce.

Torre Testa Rosso 2013: rosso Rubino scuro, baratro che invita al tuffo. Naso ampio, di amarena e di spezia, accenni di eucaliptolo. In bocca è presente, pulito e possente, cavallo di razza. Restituisce tutto quello che promette al naso. Irruento. Sarà un campione tra uno o due anni. 1 Way

Torre Testa Rosso 2012: rosso rubino scuro, scurissimo, anche sull’unghia. Naso importante, ampio, complesso, di amarena e di terra, di caffé e pronunciate note balsamiche. In bocca ordinato, preciso, pervasivo fresco e setoso. 3 Way e silenzio, tanto silenzio quando lo si beve.

Torre testa Rosso 2010: rosso rubino profondo, violaceo sull’unghia. Naso che continua ad essere fresco anche se evoluto verso note di tostatura e di vaniglia. In bocca è maturo, tranquillo e con quel vezzo di sapidità che continua a renderlo piacevole anche da solo. 1 Way

Dopo questo non ci resta che denominare Luigi Rubino e Romina Leopardi rispettivamente Mister Susumaniello e Lady Susumaniello. E sperare che continuino ad investire in questo vitigno rivelatosi meraviglioso e capace di personalità propria ed inimitabile.

Personalmente rimango anche in attesa della malvasia di Rubino, ma questa è un’altra storia…

Foto di Marco Massaro.

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