Negroamaro vestito di Bianco

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Rocci. A tanti dirà poco o nulla, agli appassionati di vino qualcosa di più, agli appassionati di negroamaro una importante tappa nella molteplice declinazione di questo vitigno tipico del tacco d’Italia. Non che non esista altrove, ma è nell’area Salentina che ha trovato alloggio favorevole.

Uvaggio di “arricchimento” per vini esangui di zone meno calde dell’Europa (Italia del Nord e Francia), padre indiscusso del rosato, vinificato in bianco per ragioni incidentali. Proprio alla Cantina Coppola di Gallipoli. Era il 2004, lo chiamarono Rocci. Successo conclamato. Confermato nella degustazione del millesimo 2020. Come è giusto che sia il negroamaro bianco viene messo sul mercato almeno dopo un anno dalla vendemmia.

Proprietà ed Enologo, hanno pensato di innalzare l’asticella per il negroamaro: bianco, metodo classico, 36 mesi, pas dosé. Descrizioni tecniche solo per dire che si tratta di uno spumante tenuto per tre anni sui lieviti e, terminata la maturazione, messo in bottiglia senza aggiungere null’altro che quel vino. Vendemmia 2015. Una beva sublime, una colorazione che non ha colore, solo una luce da far invidia al “Natale vittoriano” di Kinkade. E che “non somiglia a nessuno champagne” che, chi per esser valido deve somigliare ha già un problema di suo.

Poi l’ultimo nato, un metodo classico pas dosé di 60 mesi (sessanta), in degustazione l’Unico, millesimo 2016. Il nobile 36 mesi semplicemente scompare di fronte a questa sublime esperienza. Produzione limitatissima (meno di mille bottiglie), selezione delle uve ferrea, perlage finissimo, da cercare champagne di pari eleganza e una possanza seduttiva, compresa tra la seta e il rodio. Evoluzione definitiva delle produzioni di questa Cantina radicata in quasi sette secoli di storia. Dall’orizzonte della soddisfazione dei bisogni a quello della realizzazione dei sogni. L’enologo, Dott. Pizzolante Leuzzi, da par suo, assicura coerenza di stile e perfezione maniacale in ogni tappa del percorso.

Si sbagliava il grande Luigi Veronelli, anche la Puglia può esser terra di grandi spumanti ed ora è fattuale, anche il negroamaro di bianco vestito può “frizzare” con classe ed allegria su ogni desco inondandolo di luce appena sgorga dalla scura bottiglia.

E la sua “spina acida” lo rende ottimo anche come investimento, che il tempo non può che impreziosirlo.

Del 26 di marzo 2022 ci porteremo ricordi di futuro, anche vivendo in questo tempo prodigo di orrore e disperazione, resta il privilegio del pensiero di aver qualcosa di bello con cui brindare quando sarà finita.

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