Sentori animali e di idrocarburo: pregi o difetti?

Scritto da | Pubblicato in degustazioni Sentori animali e di idrocarburo: pregi o difetti?

Alzi la mano chi non si è stupito la prima volta che gli hanno parlato dei profumi di idrocarburo, pipì di gatto o pelo di animale bagnato che possono essere percepiti in alcuni vini.
Fino a quando non li si coglie in prima persona durante una degustazione si resta abbastanza scettici sulla possibilità che sia effettivamente possibile la loro presenza nel Vino, ma quando ciò accade si prova quasi un senso di soddisfazione per la conferma avuta.

Come è noto i profumi del Vino si suddividono in tre grandi categorie: quelli Primari (detti anche Varietali) derivanti dal vitigno, quelli Secondari prodotti dai processi fermentativi e quelli Terziari provenienti da evoluzione ed affinamento.

A questo punto la domanda sorge spontanea: sentire certi profumi “estremi” e particolari in un Vino è da considerarsi un pregio oppure un difetto?
Qui le correnti di pensiero sono diverse e spesso contrapposte, inoltre l’approccio dipende molto da come la persona vive il suo rapporto con il Vino.
Per esempio in “moderati” appassionati che apprezzano il buon bere, che non hanno mai fatto corsi specifici e senza una fortissima passione, ho riscontrato molte volte uno scarso apprezzamento verso vini con profumazioni “estreme”, come può essere il caso di un Pinot Nero di grande tipicità con evidenti sentori animali.
Invece per il tanto discusso ed inquietante sentore di pipì di gatto del Sauvignon credo che trovare qualcuno a cui possa risultare gradevole sia davvero operazione ardua, ma per fortuna non è nemmeno così semplice da riscontrare nel Vino, anche perché presupporrebbe di aver nella mente le peculiarità aromatiche di tale odore decisamente poco allettante.

Molto più frequente invece è percepire il sentore di idrocarburo nei vini a base di Riesling ed in effetti le prime volte si prova un certo stupore per la nitidezza con cui anche un profano riesce a sentirlo.

Bisogna ancora rispondere alla domanda iniziale: sono pregi o difetti?

Senza voler peccare di eccessiva diplomazia, sono convinto che la risposta sia assolutamente soggettiva ed ora vado a spiegare il perché.

Provo a mettermi nei panni dei primi degustatori, sommelier, enologi di non so quante decine e decine di anni fa, laddove la Cultura del Vino non era ai livelli attuali: secondo voi quando hanno sentito le prime volte certe sensazioni aromatiche “estreme” cosa hanno pensato? Con tutta probabilità il primo pensiero non è stato certamente positivo e la sensazione che qualcosa fosse andato storto è balzata alla mente.
Allora quale meccanismo mentale ha portato il Mondo del Vino ad iniziare a considerarli come peculiarità aromatiche importanti e degne di nota? Semplicemente è stata la “conoscenza” acquisita ed accumulata dall’uomo nei decenni, che ha portato ad una presa di coscienza sempre più approfondita degli aspetti agronomici ed enologici legati alla produzione del Vino.

Oggi sono molto più chiari i fondamenti chimici inerenti a tutte le trasformazioni che avvengono in fase di vinificazione ed affinamento, nella fattispecie sono stati approfonditi anche gli aspetti legati ai precursori degli aromi. Per questo motivo è noto come certi sentori “estremi” siano il frutto di ben precise peculiarità del vitigno o derivanti da processi di trasformazione chimiche naturalmente generate durante l’evoluzione di vini fatti con certe uve.

A questo bisogna aggiungere la costante crescita della Cultura del Vino che negli anni ha visto molti appassionati avvicinarsi in modo costruttivo a tutto quello che sta attorno al concetto di degustazione. Pur essendoci ancora una vasta massa che si rivolge ad un consumo dozzinale, si sta sviluppando una cerchia di estimatori del Vino che sempre più abbraccia la filosofia della qualità, enfatizzando il rapporto con l’enoturismo che valorizza l’incontro diretto coi produttori. Inoltre anche il concetto di terroir è sempre più considerato, approfondendo il legame stretto fra vitigno, zona e microclima.

Alla luce di tutto questo si sono sviluppati quei valori inerenti alla tipicità del territorio, in termini di riconoscibilità ed identificazione, per cui anche le peculiarità legate al singolo vitigno sono inevitabilmente divenute delle caratteristiche di pregio.

Potrebbe sembrare banale quest’ultima affermazione, ma spesso ci si trova di fronte anche a vini dove le uve di origine sono scarsamente riconoscibili, soprattutto dal punto di vista aromatico, ma a volte anche da quello gustativo.

Inevitabilmente riconoscere al semplice olfatto un Pinot Nero oppure un Riesling è fonte di soddisfazione, ma costituisce anche una sorta di garanzia che in quel prodotto sia presente il vitigno dichiarato e con delle peculiarità ben specifiche.
Per cui occorre fare dei distinguo relativamente alla gradevolezza di certi profumi “estremi”, che indubbiamente può essere messa da molti in discussione dato che in prima battuta un Vino deve risultare di gradevole per chi lo degusta, inoltre si possono avere parametri valutativi parzialmente diversi da sommelier, assaggiatori ed enologi.
Se ci si rivolge ad una platea “non specialistica” può essere controproducente enfatizzare il riconoscimento di profumi non propriamente esaltanti nel vivere quotidiano.
Chi invece ritiene un valore aggiunto la tipicità di taluni marcatori aromatici è assolutamente libero di considerarli un pregio, fermo restando ovviamente che la riconoscibilità di un vitigno deve passare anche per gli aspetti gustativi, i quali devono essere coerenti con quelli olfattivi.

Non esiste quindi una risposta univoca alla domanda iniziale, fondamentale è l’approccio con cui ci si confronta personalmente col Vino, è fuori dubbio che la gradevolezza aromatica di un Gewurztraminer o di una Malvasia è universalmente apprezzata per ovvi motivi, meno scontato convincere della stessa cosa con sentori di idrocarburo nel bicchiere.

Sta quindi all’intelligenza di chi comunica un Vino capire il tipo di persone a cui si sta rivolgendo, al fine di orientare la propria analisi verso un’impronta consona alla preparazione ed alle aspettative di chi lo ascolta, ovviamente restando sempre nei limiti imprescindibili dell’onestà e della realtà, senza inventare nulla solo con lo scopo di stupire o illudere.

Non bisogna mai trasformare la degustazione in una gara a chi sente i profumi più strani e coreografici, perché comunicare il Vino deve essere un’attività conviviale, coinvolgente, non un’impresa “eroica” riservata a pochi “illuminati” eletti!

Ovviamente l’argomento relativo ai profumi del Vino richiede un approfondimento più ampio, valutando anche gli aspetti territoriali, ampelografici e chimici, per cui Vinoway in futuro si riserva di confrontarsi ancora con voi per entrare più a fondo in quel meraviglioso mondo dipinto dalle sensazioni aromatiche del Vino, con i suoi misteri, le curiosità…..il fascino!

Tag

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *