Vini vulcanici

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Parlare di vini vulcanici significa di andare in luoghi dove vi è la presenza di un vulcano (attivo o no), dove si trovano dei vigneti, dai quali si produce uva che viene destinata a fare vino. Fin qui nulla di straordinario, ma se ci si addentra su questo argomento, si viene a conoscenza di molte cose per le quali o non ci si aveva fatto caso, oppure si davano per scontate e che allo stesso tempo portavano a dare delle interpretazioni inesatte.

I terreni dei vini vulcanici

Si parte dalla natura del terreno e dai vulcani che influenzano la tipologia del terreno. Questo significa che ogni vulcano ha un magma che può essere o basico, o acido, con particolarità che per l’appunto danno dei precisi connotati ai terreni ed a loro volta queste caratteristiche vengono “catturate” dalle piante di vite e trasmesse nelle uve. Già si può intuire come questa sola variabile possa dare un’impronta sui vini che verranno ottenuti. Se a questo aggiungiamo le differenze climatiche ed i vitigni autoctoni delle zone, si capisce come ogni vino esprimerà la propria “vulcanicità”. Ovviamente un vino ottenuto da uve di vigne in terreni vulcanici avrà delle caratteristiche che fungeranno da filo conduttore che saranno l’eleganza di beva, la sapidità (che potrà essere lieve, fino ad arrivare al notevolmente), la complessità. Queste caratteristiche sono dovute al fatto che il terreno vulcanico “costringe” l’apparato radicale della vite ad andare in profondità per trovare l’acqua ed uno strato meno duro, dove per l’appunto le radici possono espandersi con maggiore facilità. Andando in profondità l’apparato radicale fornirà alla pianta le sostanze presenti nel terreno, come la silice, i minerali ferrosi (di cui il terreno vulcanico è ricco), che saranno trasferiti a loro volta agli acini.

Sono ben cinquantotto i vulcani attivi o considerati tali nel territorio italiano e spaziano dal nord al sud della penisola, questo ci da un valido presupposto di come il numero di vini vulcanici sia così ampio e non comprende solo le regioni di Campania e Sicilia. Fatta questa introduzione, l’A. I. S. Jonico – Etnea ha trattato ampiamente questo argomento con una masterclass di quattordici vini ovviamente tutti da territori vulcanici. Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Veneto, Trentino, Piemonte, fanno capire di come il territorio italiano possa fornire diversi vini vulcanici. Cinque vini della Sicilia, quattro vini del Veneto, un vino della Campania, uno del Lazio, uno della Toscana, uno del Piemonte, uno del Trentino.

I vini vulcanici della Sicilia

I vini siciliani si contraddistinguono per la grande verticalità alla beva che poi a seconda del millesimo e del tipo di vino (bianco o rosso, spumante), il terreno può evidenziare un’altra componente (tannini, sapidità, etc.), per i vini veneti il terreno vulcanico dona maggiore eleganza ed allo stesso tempo struttura, nonché longevità (anche gli anni di affinamento hanno la loro importanza), i vini vulcanici trentini, campani, toscani, piemontesi e del Lazio racchiudono ognuno un po’ delle caratteristiche dette poc’anzi.

  • Contrada Volpare Etna Bianco Superiore 2022 Maugeri – Note fruttate e floreali. Agrumato e con lievi accenni di sorbo che lasciano spazio alla ginestra. Fresco all’assaggio, con una beva agile e scattante. Lungo al sorso, chiude con una leggera sapidità.
  • Salina Malvasia I. G. T. Bianco V 2022 Eolia – Sentori erbacei e di erbe aromatiche. La salvia è nitida e pulita, per poi far spazio a note floreali in maniera delicata. Pieno al sorso con una freschezza bilanciata e gentile. Nota iodata che va a chiudere. Buona la progressione.
  • Bianco di Nuna Etna Bianco D. O. C. 2018 Terre di Nuna – Dal calice pervengono note gessose, frutta esotica, ananas, lievi note torbate e di sorbo. Grande acidità (quasi irruenta) con una grande profondità. Vino verticale, con una buona persistenza.
  • San Lorenzo Etna Rosso D. O. C. 2016 Girolamo Russo – Pietra focaia, timbro balsamico, piccoli frutti di bosco, accenni di carrubo e di liquirizia. Sapido e minerale al sorso. Tannini fini e persistenza buona.
  • Extra Brut Metodo Classico 2010 Murgo – Perlage fine e costante. Profumi nitidi, con crosta di pane, uva sultanina e nota iodata. Fresco alla beva e con una sapidità che arricchisce il tutto e si espande al sorso con una beva agile e scattante e per nulla stancante.

Di seguito le altre note sulla degustazione dei vini vulcanici degli altri territori presi in esame:

I vini vulcanici del Veneto

  • Col di Mezzo Gambellara Classico D. O. C. 2019 Tenuta Natalina Grandi – Frutta esotica, tabacco, lievi accenni di idrocarburo. La corrispondenza gusto – olfattiva è più che buona. Sorso deciso ed appagante, con una freschezza ben sagomata ed una buona lunghezza di sorso. La progressione di questo vino è veramente notevole.
  • Nera Riserva Brut Lessini Durello Metodo Classico D. O. C. 2014 Fongaro – Perlage fine. Bouquet complesso con crosta di pane, lievi accenni di pistacchio e delicati accenni di frutta esotica. Sorso verticale e diretto, che man mano si espande. Persistenza ottima.
  • La Froscà Soave Classico D. O. C. 2009 Gini – Gran bouquet con sentori di uva sultanina, pietra focaia e frutta esotica. Dà il meglio di se al sorso con una gran piacevolezza di beva. Pieno ed armonico, ben strutturato e di spessore. Alla beva conferma la sua eleganza con una lunghezza ed una finezza veramente notevoli.
  • Fior d’arancio Passito D. O. C. G. Colli Euganei 2009 Zanovello – Un connubio di profumi e di odori. Il fruttato ed il floreale si amalgamano alla perfezione. Scorza d’arancia caramellata, una leggera nota ossidativa e pompelmo rosa. Alla beva è piacevole con una dolcezza non stucchevole e di grande bevibilità.

Vini vulcanici della Campania

  • Lacrymabianco Lacryma Cristi D. O. P. 2017 Cantine Olivella – Bouquet delicato ma ampio che spazia dalle note di erba e frutta secca. Anche al sorso è ampio e pieno. Ha una freschezza piacevole.

Vini vulcanici del Lazio

  • Poggio della Costa Grechetto di Civitelle d’Agliano I. G. T 2012 Sergio Mottura – Profumi ricchi e persistenti. Sentori di idrocarburi netti e nitidi, con accenni di erba secca e fieno. A distanza di undici anni la spalla acida è ancora fervida e ben presente.

Vini vulcanici della Toscana

  • San Lorenzo Ciliegiolo Maremma Toscana D. O. C. 2015 Sassotondo – Fruttato, con note di pietra focaia, ricordi di confettura. Al sorso è pieno rotondo con un finale che fa sentire l’acidità e che gli conferisce lunghezza ed allo stesso tempo ha una progressione veramente notevole. La nota leggermente amara del finale fa capire la personalità dei tannini.

Vini vulcanici del Piemonte

  • Boca D. O. C. 2013 Barbaglia – Humus, terra bagnata, buccia d’arancia, cardamomo, ribes. Le componenti dure sono in netta prevalenza, una freschezza “croccante”, tannini ancora fervidi e persistenza più che buona.

Vini vulcanici del Trentino

  • Riesling Renano D. O. C. Trentino 2020 Alfio Nicolodi – I sentori del Riesling sono inconfondibili con lievi accenni di idrocarburo e di erba secca arricchiti da ananas acerbo. Spalla acida ben pronunciata che funge da asse portante e che gli dona lunghezza di sorso.

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