Vino biologico o vino da uve biologiche? Questo è il dilemma!

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Da tempo si assiste ad una diatriba in merito alla dicitura da utilizzare.
In riferimento alle uve provenienti da agricoltura biologica, si cita il Regolamento Europeo (CE) n. 834/07 del 28 giugno 2007 (abrogativo del regolamento CEE n. 2092/91) che prevede le norme in materia di produzione ed etichettatura di prodotti biologici. Innanzitutto, così come citato dall’articolo 2, per “produzione biologica” si intende “l’impiego di metodi di produzione in conformità delle norme stabilite nel presente regolamento, in tutte le fasi della produzione, preparazione e distribuzione”. La riforma più importante è l’introduzione del riferimento ai prodotti OGM, a tal proposito il Consiglio dell’Unione Europea visto il parere del Parlamento Europeo, considera che “gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i prodotti da essi derivati o ottenuti da OGM sono incompatibili con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno dei prodotti biologici”.

L’uso del marchio biologico UE è reso obbligatorio, ma può essere accompagnato da marchi nazionali o privati. Un’apposita indicazione informerà i consumatori del luogo di provenienza dei prodotti. Potranno avvalersi del marchio biologico solo i prodotti alimentari che contengono almeno il 95% di ingredienti biologici.

Successivamente con il Regolamento Europeo (CE) n. 889/08 del 5 settembre del 2008, recante le modalità di applicazione del precedente Regolamento n. 834/07, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, pubblicato sulla GUUE L 250 del 18/09/2008 e a livello nazionale dal D.M. 220/95, si sono stabiliti essenzialmente i principi fondamentali per “fare bio”.

Ad esempio si possono utilizzare ingredienti convenzionali solo se rientrano tra quelli previsti in una apposita lista dal Regolamento di applicazione, e se i corrispondenti ingredienti bio non sono disponibili in quantità sufficiente sul mercato comunitario (es. fruttosio,  olio di girasole, organismi acquatici diversi dai prodotti dell’acquacoltura ecc.). La commercializzazione di prodotti ottenuti con materie prime in conversione all’agricoltura biologica è possibile solo se prevedono un solo ingrediente. Sono ammessi, inoltre, solo additivi, eccipienti e coadiuvanti tecnologici ritenuti innocui dalla commissione UE (es. acido citrico, acido ascorbico, farina di semi di carrube, ecc.), indicati in liste apposite. Tra gli aromi è ammesso esclusivamente l’impiego di  sostanze aromatizzanti naturali o preparazioni aromatiche naturali.

I requisiti più significativi da rispettare ai fini della conformità alla normativa del biologico sono:
– qualifica dei fornitori biologici (che devono dimostrare la certificazione di conformità al metodo di produzione biologico rilasciata dall’ente di riferimento);
– controlli al ricevimento dei prodotti biologici (possibili attraverso i codici di controllo nelle etichette per il prodotti confezionati, indicazioni obbligatorie nel DDT, certificati di lotto/partita);
– analisi presso laboratori SINAL che operano con metodi analitici a elevata sensibilità (limite di determinazione < 10 ppb),
– gestione delle non conformità (come si comporta l’operatore verso il proprio fornitore qualora la partita consegnata sia risultata positiva all’analisi);
– separazione dei 2 cicli produttivi, biologico e convenzionale (cautela e prevenzione rispetto alle contaminazioni), compresa la fase di trasporto.

In merito a quest’ultimo punto, è da specificare che un azienda può produrre un prodotto bio ed uno convenzionale, l’importante che ci siano differenze di lavorazione o dal punto di vista temporale (prima si procede alla lavorazione del bio, ad esempio, poi a quella del convenzionale) oppure fisico (si dividono spazi adibiti alla lavorazione dei due diversi prodotti).

Sinteticamente con il Reg. (CE) 834/07 si indicano sinteticamente gli obiettivi, i principi e le norme generali della produzione biologica, mentre con il Reg. (CE) 889/08 si stabiliscono le norme più specifiche e dettagliate per la realizzazione e l’applicabilità.

Per dettagli ed info in merito alle ultime notizie, informazioni sul mondo del biologico e servizi agli operatori del settore, potete consultare il SINAB, il sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica realizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in collaborazione con le Regioni.

Infine, ma non per importanza, la definizione di “vino biologico”.
Tale definizione non esiste ancora; difatti l’Unione Europea stenta a emanare un Regolamento, che in sintesi dovrebbe riguardare le quantità di solfiti aggiunti nel vino.

Tanti (e troppi) sono i motivi per cui si stenta alla stesura di questi parametri.

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