Etna, il Vulcano del vino: identità, verticalità e nuove prospettive

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Siamo appena rientrati dall’edizione 2025 di Contrade dell’Etna, un evento che ogni anno si conferma punto di riferimento imprescindibile per appassionati, produttori e addetti ai lavori.

Nella splendida cornice di Contrada Statella Randazzo, ai piedi del vulcano, oltre 4.000 presenze hanno animato una manifestazione che ha saputo coniugare qualità, partecipazione e approfondimento.

Contrade dell’Etna nasce nel 2008 da un’idea del produttore Andrea Franchetti, con l’obiettivo di creare un momento di confronto tra le varie anime del vino etneo. Il format si è ispirato ai grandi appuntamenti della Borgogna, con la volontà di mettere al centro il concetto di “contrada”, ovvero la microzona, il cru, che tanto caratterizza l’identità del vino dell’Etna.

Negli anni, la manifestazione è cresciuta fino a diventare un vero e proprio festival del vulcano, capace di raccontare la straordinaria varietà espressiva di questo territorio unico al mondo.

Cosa rende Unici i Vini dell’Etna?

I Bianchi

Prodotti principalmente da Carricante, spesso in blend con Catarratto o Minnella.

Si caratterizzano per:


– Acidità spiccata e verticalità gustativa


– Mineralità e sapidità


– Eleganza aromatica


– Buona capacità evolutiva

Alcune aziende stanno sperimentando un leggerissimo passaggio in legno, utile ad ampliare complessità e struttura. Ben venga, purché non diventi una moda, perché il bianco dell’Etna deve mantenere una marca territoriale chiara e riconoscibile.

I Rossi


Realizzati soprattutto con Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio.

Si distinguono per:


– Trame fini ma decise


– Freschezza acida


– Profondità aromatica


– Stile elegante

Un uso misurato del legno aiuta ad armonizzare senza coprire. L’equilibrio è il fulcro.

Sull’onda del successo dell’Etna, alcune aziende si stanno allontanando dalla vera identità del territorio, proponendo vini sovraestratti, rotondi, appiattiti da stili internazionali. Vini che perdono l’anima del vulcano, snaturandone l’eleganza verticale e la tensione minerale.

L’Etna non ha bisogno di essere reinterpretata: deve solo essere raccontata per quello che è.

Un esempio virtuoso è quello dell’Azienda Agricola Sciara, che con il suo “1.200 metri s.l.m.” 2022, un Grenache in purezza coltivato in alta quota, ha saputo dare una lettura inedita ma coerente dell’Etna.

L’Etna è naturalmente vocata anche alla spumantizzazione. Tuttavia, oggi manca ancora una visione d’insieme. I produttori si muovono con stili molto individuali. Serve una direzione condivisa.

L’edizione 2025 di Contrade dell’Etna ha offerto una panoramica ampia e articolata. Alcune etichette hanno saputo tracciare un percorso chiaro e personale.

Bianchi: la verticalità come codice espressivo

– Tenute Foti – Etna Bianco Gagà 2022


– Generazione Alessandro – Etna Bianco Trainara 2022


– Azienda Agricola Raciti – Etna Bianco Rupestre 2023


– Tornatore – Pietrarizzo 2022

Rossi: eleganza e riconoscibilità

– Passopisciaro – Contrada G 2022


– Tenute Tascante – Contrada Sciaranuova 2021


– Donnafugata – Contrada Marchesa 2020


– Travaglianti – Contrada Cavaliere 2020


– Massimo Letsch – Etna Rosso Feudo di Mezzo 2022

– Girolamo Russo – San Lorenzo Etna Rosso 2022

L’anteprima che emoziona: Millemetri 2016

Un vino fuori dal tempo, assaggiato in anteprima: Feudo Cavaliere – Millemetri rosso 2016, che uscirà nel 2026 dopo dieci anni in bottiglia.

Alla vista già sorprende, con un colore tendente all’aranciato. Al palato, colpisce per la morbidezza naturale, la profondità aromatica e la perfetta integrazione. Un rosso che parla di finesse, armonia e capacità di resistere al tempo. Un capolavoro di visione e pazienza.

Credits: Donnafugata

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