Piwi, Umberto Trombelli:”Cerchiamo di non farli sembrare dei mostri alieni”

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Dopo il successo dell’evento zero di “All’Ombra del Borgo”, tenutosi il 20-21 Luglio a Mel – Borgo Valbelluna, desidero ringraziare il Dott. Umberto Trombelli per la sua partecipazione e il suo prezioso contributo al convegno sul tema “Le Produzioni Vitivinicole Sostenibili Partendo dalle varietà Piwi”.

 
L’argomento era stato già parzialmente trattato durante la Vinoway Wine Selection di Maggio 2019 ma l’evento di Mel è stato l’occasione per fare chiarezza e approfondire, in uno dei territori che maggiormente utilizza i vitigni resistenti, un tema ancora poco conosciuto e su cui aleggiano non pochi pregiudizi.

Proprio per non essere in alcun modo influenzati nelle nostre valutazioni, i vini degustati da me e dal Dott. Trombelli nella Masterclass successiva al convegno, non sono stati preventivamente assaggiati, regalandoci una piacevole sorpresa sui buoni livelli qualitativi delle etichette in degustazione.

Dopo i favorevoli riscontri registrati, quindi, il mio intento è di dar vita prossimamente ad un convegno sui Piwi in cui mi piacerebbe ospitare e dar voce ad enologi, produttori e Presidenti delle Associazioni Piwi regionali, avendo al mio fianco proprio il Dott. Trombelli e Nicola Biasi, giovane enologo e produttore di vini da vitigni resistenti.

Ringrazio infine il Dott. Trombelli per il suo personale commento al convegno che ha voluto esternare sulla sua pagina Facebook e che riportiamo qui su Vinoway.

“Mel, antico e bellissimo Borgo in provincia di Belluno, e la sua bellissima Piazza, hanno fatto da sfondo al primo Evento organizzato da Vinoway Italia.
La giornata di Sabato 20 Luglio aveva per tema “Le Produzioni Vitivinicole Sostenibili Partendo dalle Varietà Piwi”. Nel corso della serata una tavola rotonda ha approfondito il tema valutando le opinioni di esperti e produttori e una degustazione di vini ottenuti da varietà definite resistenti alle crittogame, ha concluso il dibattito.

Ringrazio Vinoway per avermi invitato all’Evento: conoscevo solo marginalmente il tema trattato e riconosco di avere avuto la possibilità di poterlo analizzare accuratamente.
Ma cosa sono esattamente queste varietà Piwi altrimenti dette varietà resistenti o varietà super bio?

Sono state chiamate con dei termini poco appropriati, a dire il vero, e credo sia necessario cercare di non farli sembrare dei mostri alieni. A parte le disquisizioni di concetto ed arrivando ai fatti, queste varietà sono in tutto una decina, selezionate negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso in Germania mentre altre poche provengono da selezioni di vivaisti italiani ma sono, le ultime, ancora in fase di sperimentazione.

In Germania si sono eseguiti incroci utilizzando perlopiù varietà aromatiche, varietà tipiche di quei territori perchè quello era il materiale a disposizione e soprattutto perchè quelle erano le viti di interesse per la produzione vinicola tedesca.

Per prima cosa vorrei confortare chi considera le varietà Piwi con scetticismo: ciò che si ottiene dalla vinificazione delle loro uve è semplicemente un vino tale e quale agli altri.

Provenendo da piante ottenute incrociando viti europee e non , resistenti alle malattie per una loro peculiaritàsingola, senza manipolazioni genetiche o OGM, danno origine a prodotti vinosi perfettamente allineati.

I produttori italiani intervenuti al dibattito, sostengono che tali varietà di vite siano veramente resistenti alla peronospora e all’oidio permettendo di risparmiare almeno una decina di trattamenti antifungini all’anno prendendo come riferimento ambienti pedoclimatici del Nord Italia: i vantaggi in termini economici e il bassissimo impatto sull’inquinamento sarebbero dunque evidenti. La strada intrapresa è corretta e ha degli sviluppi interessanti che devono essere posti in grande evidenza ed approfonditi.

L’osservazione viene di conseguenza: Perchè piantare e coltivare viti provenienti da zone lontane senza un legame con il territorio? Visto che i vini da coltivazione Bio sono così in espansione sui Mercati (non per nulla la Germania ha iniziato i suoi studi quasi 40 anni fa) perchè l’Italia è ancora ferma al palo? Perchè non si è incaricato un Ente governativo e le Università affinchè si promuovano ricerche utilizzando altro materiale viticolo e magari attingendo dal nostro immenso patrimonio nazionale? Nella degustazione guidata, seguita al dibattito, vi erano 11 vini italiani prodotti in Nord Italia da uve provenienti da varietà resistenti. Oltre a verificare che si trattava di vini convenzionali e perfettamente allineati, ho apprezzato soprattutto la capacità di adattamento che queste varietà hanno ai climi freddi e all’altitudine. Si possono produrre vini in zone geografiche estreme ma che di questi tempi, con il Riscaldamento globale (Global warming), potrebbero diventare le nuove aree produttive del futuro. Uno di essi era un bianco ottenuto da macerazione sulle bucce e affinato in contenitori in terracotta.

Non amo i vini bianchi macerati, è risaputo, devo però ammettere che la tecnica enologica utilizzata era sopraffina; i profumi fruttati originari erano ovviamente dissipati e sostituiti da note evolute di natura ossidativa. Data la notevole acidità e il basso pH è probabile che queste varietà di origine tedesca possano essere adatte alla produzione di orange wines così di moda oggi e perchè no, anche di vini “naturali”… Mi è stato chiesto di inserire un vino nella Master class con i vini da Piwi e ho scelto un Raboso del Piave: scelta provocatoria ma mi è sembrato un autoctono da utilizzare come base di partenza per un Piwi italiano; di suo, infatti, è parzialmente resistente alle malattie, tardivo nella maturazione, cosa da non sottovalutare di questi tempi, rustico e molto difficile da vinificare e plasmare.

Sfruttando le peculiarità di molti nostri vitigni tradizionali si potrebbero creare incroci resistenti da Sangiovese, Nebbiolo, Primitivo e quanti altri ne dimentico! Avremmo magari dei Chianti o dei Brunello o dei Barolo a basso impatto ambientale.

Il nostro Patrimonio viticolo è così unico che non si può pensare di sottovalutarlo o sminuirlo, tutto il Mondo ce lo invidia. Allora perchè non partire da qui per sviluppare una sperimentazione nella nostra realtà produttiva incrociando viti resistenti da varietà già molto diffuse e tipiche in Italia.

Un produttore dell’Alto Adige, presente alla serata con vini Piwi, ha dichiarato che sono così soddisfatti dei risultati ottenuti che hanno deciso di spiantare della Schiava per piantare varietà resistenti: se non fossimo stati così lenti in Italia a recepire l’importanza di questi studi, forse quel Produttore oggi avrebbe potuto avere un tipo di Schiava resistente alle malattie. Un’ opportunità persa a cui spero si possa rimediare in futuro”.
Umberto Trombelli

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