Live Vinoway: gli States hanno bisogno di associare l’Italia ad una luce ricca di ottimismo
Scritto da Antonio Scatigna | Pubblicato in fatti
Vinoway arriva all’undicesima live facebook.
Si parla dell’esportazione del vino italiano negli States con Ciro Pirone Italian Portfolio Manager Horizon Imports di Boston, Mauro Mugnani Wine director Brand Specialist Italian Portfolio Southeast USA and Caribbean, Charlie Arturaola considerato tra i più famosi e raffinati degustatori di vino al mondo, Alessandro Rossi e Davide Gangi.
Anche la ristorazione negli USA è in difficoltà. Si stima che in Italia 4 ristoranti su 10 non riapriranno. In America la stima è leggermente positiva, si parla della chiusura di 1 ristorante su 5.
Ciro Pirone ci racconta di come molti ristoranti hanno reinventato il loro approccio al cliente fornendo, oltre al menù delivery, anche le bottiglie di vino in abbinamento. In questi casi il ruolo dell’importatore diventa fondamentale, soprattutto se riesce ad affiancare il ristoratore con delle live in cui racconta il vino al consumatore finale.
Mauro Maugliani riporta un’interessante curiosità: in America il vino sta ricevendo importanti scontistiche e si riscontra una gran vendita delle bottiglie di alto prezzo rispetto alla fascia media di mercato.
Charlie Arturaola ci mette al corrente di uno slogan partito qualche giorno fa e che ha riscosso particolare successo: “Vieni a comprare il miglior vino del mondo prima della fine del mondo!”. Si parla delle quote di Pinot Grigio e dell’Organic Wine, il vino biologico. Il termine “Organic” crea, però, un po’ di confusione e spesso viene manipolato con altri significati.
Mauro Maugliani evidenzia che attualmente c’è gran vendita delle bottiglie Magnum e Jeroboam, rispettivamente da 1.5 e 3.0 litri. Le medesime stanno ricevendo importanti sconti tali da avere un rapporto quantità/prezzo di netto vantaggio.
È presente anche una gran vendita del vino Bag in Box, ma generalmente si tratta di un prodotto di origine statunitense e spesso di volumi di massa. Bisogna considerare che il cittadino americano medio è molto patriottico, sicuramente più dell’italiano medio. Se il mercato del vino americano dovesse inclinarsi il consumatore andrà a supportare la propria nazione.
Charlie ci informa che il gusto americano è orientato verso vini semplici. I vini complessi sono apprezzati da una percentuale molto ridotta di consumatori.
Si parla delle numerose DOC presenti in Italia e se queste ultime siano di ostacolo alla comunicazione di un territorio così ingarbugliato dalle denominazioni.
Ciro Pirone spiega che prima di poter considerare un vino “venduto” occorre rivenderlo per almeno altre 3 volte, da quel momento potrà definirsi inserito nel mercato americano.
Si affronta l’argomento rosati relativamente al boom avvenuto 3 anni fa. Si parla del prezzo medio di una bottiglia che dovrebbe aggirarsi sui 20-30 dollari per avere un mercato d’impatto.
Le grandi firme sono tra i prodotti che non riscontrano un calo di mercato. Una cosa, però, è chiara a tutti: un buon rating, un buon punteggio ottenuto ad un concorso o un buon feedback da parte della Stampa in riferimento ad una particolare annata, permettono di facilitare l’inserimento di nuove produzioni nel mercato USA.
Alessandro Rossi informa dell’iniziativa lanciata da Vinoway. Un incontro a cadenza annuale (previsto per Settembre 2020) con i migliori comunicatori al mondo del vino italiano.
L’idea è quella di eliminare la comunicazione frammentata nazionale e di unificarla attraverso uno unico strumento che possa permettere di “leggere” l’Italia in tutto il mondo.
Sul finale tutti concordano che sia necessario far arrivare un messaggio positivo oltreoceano. L’America ha bisogno di associare l’Italia ad una luce ricca di ottimismo.
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