Intervista a Jacopo Vagaggini, premiato da Vinoway come Miglior Giovane Enologo Italiano 2023

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Jacopo Vagaggini, nato nel cuore della storica Siena, il 17 Giugno 1991, nella Nobile Contrada del Nicchio, è un giovane enologo intraprendente la cui passione per il vino lo ha portato in un affascinante viaggio attraverso diverse terre e culture.

Dopo aver conseguito il diploma al prestigioso Liceo Classico Enea Silvio Piccolomini di Siena, ha deciso di esplorare nuovi orizzonti. A soli 19 anni, ha varcato i confini italiani per dirigere verso l’Inghilterra. Qui, ha conseguito una laurea in Biologia presso l’Università di Oxford con lode, specializzandosi nei Cambiamenti Ambientali. Il suo contributo più significativo è stato un progetto di ricerca volto a introdurre il vitigno Sémillon nel suggestivo Sud dell’Inghilterra.

Nel 2013, a soli 22 anni, ha ricevuto l’ammissione al DNO di Bordeaux, la prestigiosa scuola di Enologia. Qui ha avuto l’onore di apprendere dal rinomato enologo e professore mondiale, Denis Dubourdieu. La sua tesi di laurea ha indagato sull’impatto della macerazione prefermentativa a freddo sulla concentrazione dei composti fenolici e degli esteri nei vini rossi da invecchiamento. Lavorando presso Château Beychevelle e Château Larrivet Haut-Brion, ha affinato le sue competenze con vitigni internazionali di spicco come Cabernet Sauvignon, Merlot e Sauvignon Blanc.

L’amore per il Malbec ha preso vita tra le steak house di New York, frequentate durante le visite al fratello Tommaso. Nel 2016, è approdato a Mendoza, Argentina, per lavorare presso la mitica Finca Piedra Infinita di Familia Zuccardi. Qui ha affinato la sua abilità nel lavorare con vitigni di prestigio come il Malbec e lo Chardonnay, sperimentando l’uso innovativo del cemento grezzo nella vinificazione, una pratica oggi diffusa.

Dopo tanti anni trascorsi all’estero ha sentito il richiamo irresistibile del terroir italiano. Affiancando il padre Paolo, enologo di fama, ha acquisito la maestria nel comprendere i segreti del Sangiovese e dell’espressione più pura dei diversi terroir italiani.

Oggi è attivamente coinvolto in collaborazioni con rinomate realtà del territorio italiano. La sua perizia contribuisce alla creazione di vini di fama mondiale in collaborazione con cantine di prestigio come Il Marroneto, Fuligni e Ciacci Piccolomini d’Aragona.

Il percorso di Jacopo Vagaggini riflette la sua dedizione al mondo del vino, attraverso esperienze internazionali che hanno arricchito la sua conoscenza e plasmato il suo stile unico di vinificazione. Un viaggio avvincente, culminato nella creazione di vini pregiati che portano con sé la storia di ogni terra attraversata.

Lo scorso ottobre è stato premiato come Miglior Giovane Enologo Italiano 2023 da Vinoway con questa motivazione:”Di origini toscane, ha ottenuto la laurea in biologia ad Oxford, dimostrando fin da giovane un’innata passione per il mondo del vino. Ha maturato esperienze in Francia, Argentina e Inghilterra prima di fare ritorno in Italia. Figlio d’arte, grazie all’insegnamento del grande enologo Paolo Vagaggini, ha appreso tutti i segreti del Sangiovese e della sua espressione più autentica nei diversi terroir. Oggi, ha l’ambizione di lasciare un’impronta stilistica unica nei suoi vini, pur preservando sempre la tipicità territoriale e l’autenticità delle sue creazioni”.

Jacopo, a che età hai deciso di diventare enologo?

Il 17 Giugno 2013, giorno del mio 22esimo compleanno, ho ricevuto l’ammissione al DNO di Bordeaux, data che segna l’inizio della mia carriera di Enologo. Come prima laurea ho studiato Biologia Ambientale con indirizzo di Environmental Changes: già in pectore sapevo di voler lavorare nel vino, ma volevo esplorare il mondo delle scienze a 360 gradi.

Non è affatto scontato che il figlio di un grande enologo come tuo padre Paolo debba seguire le sue orme. Qual è il rapporto con tuo padre e cosa ti ha insegnato nel percorso verso questa professione?

Mio babbo, così lo chiamiamo a Siena, mi ha trasmesso questa passione sin dalla giovane età. Ricordo che, quando ero piccolo, lo aspettavo la sera al rientro da lavoro, mi sedevo sulle sue gambe mentre mangiava e, nel frattempo, sentivo le storie delle sue aziende e del mondo enologico. Ne ero affascinato. Il mio corso di studi all’estero nasce dal desiderio di poterlo affiancare nel lavoro e non seguire. Al rientro dall’Argentina avevo molte conoscenze ed un approccio “moderno” al vino: all’inizio è stato motivo di uno “scontro stilistico”, che ha poi trovato una perfetta sintesi in uno stile moderno ma rispettoso della tradizione. Mi ha insegnato i grandi segreti del Sangiovese e del lavoro di Enologo in generale: quel genere di informazioni che nessun libro potrà mai trasmetterti.

Il premio del Miglior Giovane Enologo italiano di Vinoway è diventato molto ambito e apre scenari importanti. Cosa ti aspetti da questa affermazione e cosa vorresti ottenere per avere più soddisfazione dalla tua professione?

Il premio è stato motivo di grande orgoglio ed ha avuto un grande riscontro mediatico: ti sarò sempre grato per questa opportunità. L’augurio che viene assieme al premio, che sta già trovando riscontro, è che possa aprirmi nuovi orizzonti professionali, portandomi a lavorare su nuovi progetti, territori e vitigni.

Hai dichiarato all’Ansa che il Merlot e lo Chardonnay hanno subìto ingenti perdite. Ci vuoi spiegare meglio cosa intendi?

L’annata 2023 ha presentato grandi difficoltà dal punto di vista sanitario, con forti attacchi di peronospora a seguito delle incessanti piogge. In condizioni difficili i vitigni autoctoni mostrano tutta la loro forza e resilienza, che scaturisce dal lungo adattamento al terroir di origine, contrastando piuttosto bene le condizioni avverse di quest’annata. I vitigni internazionali, tra cui il Merlot e lo Chardonnay, hanno invece subito un attacco maggiore, con una decisa riduzione di resa. Questi vitigni sono ottimi e accuratamente selezionati nel corso degli anni ma non hanno spesso avuto il tempo necessario per adattarsi ai luoghi dove sono piantati. Sono come dei viaggiatori che, a fatica, scalano montagne accompagnati dagli Sherpa: quest’ultimi, essendo nativi dei posti ed abituati all’altitudine, salgono tranquilli portando i bagagli sulle spalle.  

Su quali regioni o vitigni ti piacerebbe focalizzare l’attenzione?

Sono profondamente affascinato dalle regioni del Sud Italia e la loro cultura enologica: Puglia, Calabria, Sicilia, Campania. Trovo che in ciascuno di questi territori esista una tradizione enologica importante, con vitigni autoctoni straordinari e ben adattati al terroir in cui si trovano. Con queste condizioni si possono sviluppare prodotti di grande identità e complessità: sono fortemente motivato a portare il mio contributo e le mie conoscenze a questi importanti territori.

Pensi di apportare innovazioni enologiche nel tuo campo?

Lo penso con decisione. Ogni anno nel polo sperimentale situato presso l’azienda di famiglia, Amantis, testo nuovi prodotti, materiali, tecniche: alcuni di essi funzionano, altri necessitano di maggiore sviluppo oppure sono da scartare. Questo mi permette di presentarmi alle aziende con un bagaglio di novità, già testate, che posso applicare per sviluppare al meglio ogni prodotto. Tutto ciò nel rispetto di quella tradizione, sacra, che l’Enologia ci insegna e che dobbiamo preservare. Perché, per guardare avanti, bisogna prima voltarsi indietro.

Quale pensi che sarà il tuo percorso da qui ad un lustro?

Sono giovane, ho tanta determinazione e voglia di mettermi in gioco nell’affrontare nuove sfide e collaborare con realtà dinamiche e desiderose di fare grandi vini. Il mestiere dell’Enologo sta cambiando fisionomia negli ultimi anni, acquisendo valori sempre maggiori: è importante mantenere sempre la barra dritta ma essere aperti a nuove possibilità.

Cosa vuoi che ti auguri?

Buona fortuna, perché in vita ne serve tanta!

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