La 13°Edizione del Chiaretto di Bardolino riparte alla grande

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Dopo due anni di stop forzato, “Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino” arriva alla 13° edizione e riparte alla grande!

La nuova menzione “Chiaretto di Bardolino”, entrata in vigore con il disciplinare approvato nel 2021 e che sostituisce la precedente menzione “Bardolino Chiaretto”, nel primo bimestre del 2022 dimostra una crescita su base annua del 26,7%.

Come spiega Franco Cristoforetti Presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto di Bardolino, si registra una crescita a doppia cifra che nei primi due mesi del 2022 ha già collocato 1,4 milioni di bottiglie.

La denominazione, riconosciuta come DOC nel 1968, è stata tra le prime denominazioni di origini italiane. Totalmente ed esclusivamente dedicata al rosa, sia in versione fermo che spumanti Martinotti e Classico, nasce dal blend degli autoctoni Corvina Veronese (fino al 95%) e Rondinella (obbligatoria da disciplinare in quota minima del 5%).

Il territorio di produzione gode del microclima mediterraneo offerto dalla sponda orientale del lago di Garda ed è proprio qui che si è tenuta il 30 Aprile e 1 Maggio scorso, presso l’Istituto Tusini di Bardolino, la 13° edizione dedicata al Chiaretto di Bardolino ed organizzata dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino.

Un bel programma, mirato ad una reale conoscenza di quelle che sono le potenzialità territoriali. La Tasting Room, dedicata ai giornalisti e stampa estera, ha coinvolto 72 vini in degustazione, di cui 22 spumanti tra Martinotti e Classico e 50 rosa fermi.

La briosità del Chiaretto è la chiave di lettura e lo stile interpretativo di produzione. La leggiadria è praticamente festosa, quasi “musicale” come interpreta il Direttore del Consorzio Angelo Peretti che nell’era pandemica ha lanciato l’evento “100 Note Rosa” organizzando 100 concerti, affiancati al Chiaretto, per supportare i musicisti locali nel periodo “fermo covid-19”.

Gli spumanti, vivi in freschezza ed allegria, hanno dimostrato una linearità di produzione, con alcuni spunti innovativi dedicati al Metodo Classico che saranno una nuova complessità da dedicare al Chiaretto di Bardolino.

I vini fermi sottolineano quella che vuol essere l’idea del Chiaretto, un sorso semplice e dinamico, che potremmo definire conviviale. Le produzioni, che hanno un evidente fil rouge dedicato alla simpatia del vino, in alcuni tratti, si avvicinano quasi all’idea di un bianco. Il colore è particolarmente tenue ed elegante, si rifà in maggior percentuale al corallo con sfumature da fior di pesco, un vero e proprio tratto caratteristico. Nelle percezioni gusto-olfattive, in particolar modo per la recentissima vendemmia 2021, emerge una nota in più che si dedica alle morbidezze. I piccoli frutti rossi hanno concentrato il corpo ed esaltato l’olfatto toccando alcuni punti ed idee particolarmente interessanti.

L’evento è stato anche un punto di confronto con quelle che sono le produzioni e le denominazioni estere totalmente dedicate al rosa, tra cui le Masterclass “Rosée de Terroirs: viaggio tra i rosa francesi” e “I vini rosati della AOC Tavel”.

Quest’ultima denominazione, la AOC Tavel, sita nella regione vinicola meridionale del Rodano, in Francia, offre uno spunto diametralmente opposto rispetto a quella che può essere l’idea del Chiaretto di Bardolino. L’aspetto colorimetrico è già una prima dichiarazione. Il cerasuolo è particolarmente carico e propone sfumature porpora. Il corpo, nel gusto e nell’olfatto, rasenta l’idea enologica di un rosso “depotenziato” dell’aspetto tannico e di una quota parte della frazione antocianica. Le spezie sono decise e particolarmente complesse ed affermano una nota glicerica più che voluminosa.

D’altronde le temperature di campo in fase di maturazione e vendemmia sono notevoli e si raggiungono facilmente anche i 42°C. I vitigni ed i blend consentiti riguardano ben 9 varietà diverse, tra cui in gran parte Grenache e poi a seguire Syrah, Mourvèdre, Cinsault, Clairette, Bourboulenc, Carignan, Picpoul e Calitor.

In 930 ettari vi sono 36 produttori, di cui 4 sono cave coopératives. Cinque milioni di bottiglie annualmente vendute per una produzione complessiva di 37.800 ettolitri.

Il 60% dei produttori lavorano in biologico – organic wine e le superfici viticole aziendali partono da un minimo di 3 ettari sino alle più grandi che conducono 50 ettari.

Le rese di produzione per ettaro, da disciplinare di produzione, al contrario di come programmato in Italia, si esprimono direttamente in ettolitri/ettaro anziché quintali/ettaro. Sono consentite produzioni massime di 46 hl/ha, con medie produttive effettive di 38 hl/ha.

Un bel confronto tra “cugini”, non nel paragone, ma in quelle che sono le potenzialità territoriali e le prospettive degli stili di vinificazione e dei vitigni autoctoni utilizzati.

Un plauso al Consorzio di Tutela del Chiaretto di Bardolino per la lungimiranza d’intenti, la costante ed energica attività che non perde occasione per valorizzare e promuovere il proprio territorio.

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