La Scolca, 105 anni di storia: intervista a Chiara Soldati

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La storia della Tenuta La Scolca affonda le radici nel lontano 1919, quando il bisnonno di Giorgio Soldati acquistò questa splendida tenuta, dando inizio a una tradizione vinicola che attraversa quattro generazioni. Oggi, con Chiara Soldati al timone, l’azienda guarda al terzo millennio con uno sguardo attento al passato e una visione audace verso il futuro.

Al di là della suggestiva Torre Antica che sovrasta la casa, ciò che colpisce giungendo alla Tenuta è l’atmosfera armoniosa e la precisione che solo meccanismi ben collaudati possono mostrare. Qui, passato e futuro convivono in perfetta sinergia, incarnati dalla famiglia Soldati con una lungimiranza e una determinazione tipicamente piemontesi.

Il nome dell’azienda trae ispirazione dall’antico toponimo “Sfurca”, che significa “guardare lontano”, e la cascina che sorgeva in passato in questo luogo era una postazione di vedetta. Un nome e un cognome che riflettono il carattere fiero e tenace dei proprietari e dei loro vini.

Giorgio Soldati, figura di spicco nell’azienda, ha dimostrato di essere un innovatore nel mondo vinicolo, creando negli anni ’70 vini e spumanti di successo, mantenendo sempre la fedeltà alla terra di Gavi e al vitigno cortese.

È nota soprattutto per i suoi vini di Cortese, coltivati in una delle microzone più pregiate di Gavi, Rovereto. Qui, la combinazione di aria marina asciutta, sole abbondante, freschezza e brevi rugiade crea condizioni ideali per la maturazione delle uve, dando vita a vini di aristocratica personalità, minerale e intenso.

La Scolca ha giocato un ruolo fondamentale nella promozione del Gavi, anche quando era un vino controcorrente, valorizzandone le caratteristiche tipiche del vitigno autoctono. La produzione, che inizia con una raccolta manuale in piccole ceste, è caratterizzata da tecniche enologiche e viticole particolarmente sagge che contribuiscono a ottenere vini di straordinaria qualità.

La cantina è dotata di macchinari e tecnologie all’avanguardia, mirando all’ottimizzazione della produzione e all’attenzione all’ambiente. Di recente, la cantina ha introdotto una nuova linea d’imbottigliamento e un piano di autosufficienza energetica, dimostrando un impegno continuo verso la sostenibilità.

Il viaggio attraverso La Scolca non si limita alla produzione vinicola, ma si estende anche a esperienze di degustazione immersiva e seminari didattici nel nuovo spazio dedicato. Con un laboratorio di analisi interno per il controllo costante della qualità, l’azienda continua a mantenere alti standard nella produzione dei suoi vini.

Il passaggio generazionale ha visto Chiara Soldati prendere il testimone e affrontare il compito arduo di mantenere la leadership dell’azienda, rafforzandone l’immagine e la fama con la filosofia della massima qualità possibile. Amministratore dal 1998, ha contribuito significativamente allo sviluppo del marketing e alla presenza internazionale dell’azienda, con un export che supera il 70%.

Con oltre 50 ettari coltivati a vitigno Cortese, La Scolca produce oltre 680.000 bottiglie all’anno, mantenendo un equilibrio tra tradizione e innovazione.

Si consolida tra le aziende più premiate nel panorama vitivinicolo italiano, ottenendo ogni anno prestigiosi riconoscimenti da parte delle principali guide di settore nazionali ed internazionali.

Il D’Antan Secco 2009 ha ricevuto il Premio Miglior Bianco 2024 da Vinoway durante la Vinoway Selection 2024, andata in scena lo scorso 21 Ottobre a Castello Monaci Resort.

”Attaccamento alla terra e al lavoro viscerale”, tue testuali parole. Quanto ritieni che coerenza, coraggio, intraprendenza, istinto e programmazione siano cruciali per garantire il successo e la continuità di un’azienda con una storia di 105 anni?

 Sicuramente ciò che ha contraddistinto i nostri 105 anni di storia, e da sempre rappresenta un comune denominatore tra le varie generazioni, corrisponde al riconoscimento del valore assoluto del nostro vitigno autoctono, il Cortese. L’inamovibile fedeltà rispetto al territorio fa sì che la curiosità, la lungimiranza e la costanza nel lavoro siano qualità di facile applicazione. La coerenza è un quid plus molto importante così come la riconoscibilità, l’autenticità e l’identità che hanno sancito il successo del nostro percorso. Tutto questo costituisce uno stimolo verso gli obiettivi futuri, senza dimenticare il grande pregio dei nostri vini che rappresenta il valore più prezioso. Negli anni ci hanno definito “capitani coraggiosi in un mare sempre in tempesta” poiché ogni generazione ha dovuto far fronte ai cambiamenti epocali, geopolitici ed economici. Tuttavia la caparbietà del “comandante” ha sempre portato a superare i momenti difficili, portando a nuove rotte e nuove destinazioni.

Quali insegnamenti fondamentali hai ereditato da tuo papà Giorgio e come stai preparando Ferdinando, tuo giovanissimo figliuolo?

Da mio padre ho certamente ereditato l’attenzione, la puntigliosa ricerca di superare i propri limiti, l’inesauribile ricerca della perfezione armonica del prodotto con scelte impegnative ma virtuose, come l’intuizione dell’invecchiamento in acciaio.  A mio figlio Ferdinando cerco di trasmettere quelli che sono stati i miei capisaldi: la determinazione e la lungimiranza ma soprattutto la curiosità e il coraggio di intraprendere nuove strade nel rispetto della continuità con il passato, rinnovando quella che oggi potremmo definire una moderna tradizione.

Qual è la ricetta del successo de La Scolca?

L’austero rigore e l’innato riserbo sabaudo , il lavoro e il credere nella forte identità del prodotto, del vitigno e del brand sono sicuramente caratteristiche che ci rappresentano, così come rimanere coerenti con le scelte aziendali ma rinnovando le proposte e guardando a orizzonti sempre più ampi. Ho sempre immaginato il percorso professionale come una scalata, con l’autenticità del prodotto a rappresentare i fondamenti della nostra azienda, insieme al legame profondo con il territorio. In qualche modo l’impegno, la costanza e la coerenza che hanno caratterizzato il nostro percorso sono paragonabili alla vita della vigna che, con le sue radici profonde e con il suo ciclo vitale, resiste alle intemperie e ai cambiamenti climatici, così come La Scolca e la famiglia Soldati hanno superato mille ostacoli, restando alfieri del Gavi in Italia e nel mondo. Un segnale importante: giunta alla quinta generazione, con 105 anni di storia alle spalle, La Scolca rappresenta ancora il simbolo del buon vino piemontese e mantiene il suo status, senza subire mode e tendenze. Per riassumere ciò che incarna lo spirito di famiglia, mi piace ricordare l’augurio che Mario Soldati fece alla nostra azienda negli anni ’70: e cioè che se un giorno avessimo raggiunto il successo dato dei grandi numeri, non avremmo perso il nostro cuore artigianale. Ecco, quel cuore artigianale credo sia il segreto de La Scolca e della famiglia Soldati.

Guardando al futuro, quali progetti e obiettivi prevedete per l’azienda tra un lustro?

In dialetto il nome La Scolca significa guardare lontano e il percorso tracciato in questi ultimi 5 anni attraverso due certificazioni importanti, una nuova linea di imbottigliamento, una nuova cantina e un nuovo impianto di depurazione delle acque rappresentano i segnali di un’azienda sempre più green e che guarda alla sostenibilità del territorio non solo in termini di marketing ma attraverso l’applicazione dei valori importanti in cui crede. I nuovi progetti dedicati all’hospitality e alle wine experience sono un altro tassello nella costruzione di un progetto sfaccettato ed eterogeneo ma con la qualità e la passione a fare da comune denominatore. L’obiettivo è quello di continuare questo percorso di sostenibilità, innovazione e cultura del vino che da sempre fanno parte del dna de La Scolca.

Cosa vuoi che ti auguri?

Di continuare a credere nel grande futuro del vino italiano e che La Scolca possa continuare a essere un grande ambasciatore del Made in Italy nel mondo.

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