Montiano di Famiglia Cotarella: la “verticale impossibile”

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In una sera di novembre, il 27 se non erro, dell’anno 2025 a Castello Monaci Resort, tra stucchi meravigliosi e luci meraviglianti sei annate di Montiano ci sono state proposte. Annate scelte con cura visto che i nostri Ciceroni erano Davide Gangi e Pier Paolo Chiasso.

Hanno voluto, i nostri Virgili, farci camminare nell’Universo. Dal passato (2005) al “quasi presente” (2021).

Tre coppie: Antica schiatta (2005-2012); anni del Passaggio (2015-2016) e Anni del Presente e del Futuro (2020-2021).

Il Montiano è vino di piede internazionale (Merlot) che viene affondato sui terreni dei laghi vulcanici del Lazio e dell’Umbria. Figlio della terra del Falesco e dei bianchi laziali spesso tacciati del suffisso “ello”, marchio di prodotto di qualità poco importante.

La fatica e la scienza hanno prodotto bottiglie capaci di racchiude ciascuno la sua storia e, dunque sulla pulizia del naso e del palato, sulla capacità di raccontare un tempo e un luogo nulla da eccepire.

Come il mio solito rifiuto le descrizioni in analogia e godo del colore profondo e misterioso di ogni annata, spesso indipendente dal tempo, del naso pieno e gradevole d’ampio spettro ed intenso il giusto, del piacevolissimo sorso di tutti gustandomi, è il caso di usare il termine, la vittoria per distacco della più antica delle annate. Di un vino elegante, armonico ma senza rinunciare alla freschezza e che ha la bellezza di 20 anni. Eleggemmo il Montiano 2005 vino della serata, insieme al caro Bruno Garofano, in esso ritrovando una personalità e una classe che gli altri, probabilmente, con il tempo potranno calzare.

Difficilmente quando l’annata 2021 compirà 20 anni, Bruno ed io saremo chiamati a esprimere la nostra opinione. Anzi potrebbe accadere che proprio saremo impossibilitati a rispondere, allora mi sono chiesto come potevo inquadrare questa degustazione all’interno di un tracciato multipolare, insieme comune e tanto diverso.

Finché una donna, elegante e competente, non ha suggerito la giusta postura: ”mi sento di fronte a delle opere d’arte” ha enunciato Roberta Accardo. Ed aveva ragione, opere d’arte di varia fattura, e grazie a Lei mi permetto di farne un abbinamento scegliendo quelle a Tema Natalizio o con quello confacente.

Io comincerò dalla fine.

Annata 2021, prevale il gusto internazionale, la possanza e un forte istinto dominante:

Paul Cornoyer, Natale in Madison Square Park, 1910.

Annata 2020, potenza e desiderio di esibirla, con una ricchezza di gusto esuberante:

Rudolf Bernhard Willmann (1868–1919), Albero di Natale decorato con candele

Annata 2016: verticalità imperante, bellissima luce sul focus il resto accompagna come piacevole foreground:

Adorazione dei Pastori – Corrado Giaquinto – 1735 (Chiesa della Immacolata a Terlizzi).

Annata 2015: Promessa fatta con tecnica eccelsa, proiezione verso un futuro luminoso: 

Annunciazione – Leonardo da Vinci.

Annata 2012: tutto e in grande, come ha avuto lucidità il mio amico Nazario Biscotti, ristoratore di Lesina e compagno di degustazione, “va bene con tutti e pure da solo” principe di quello che definiscono “vino gastronomico”.:

Adorazione dei Magi – Gentile da Fabriano

Annata 2005: Vino di “superrima” fattura, complesso e piacevole, fresco da impressionare, non può che assurgere al massimo della sacralità restando umano:

la natività del Caravaggio è la sua etichetta!

Senza nulla a pretendere.

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