Ottavianello: il sogno visionario di Beppe Di Maria e l’anima di Carvinea

Scritto da | Pubblicato in persone, vino Ottavianello: il sogno visionario di Beppe Di Maria e l’anima di Carvinea

La storia di un vino spesso nasce molto prima della sua prima vendemmia. Nasce da un pensiero, da una convinzione profonda, dalla capacità di osservare ciò che altri hanno dimenticato e trasformarlo in una nuova opportunità.

L’Ottavianello di Carvinea racconta proprio questo: la determinazione di Beppe Di Maria nel voler dare nuova dignità a un vitigno raro, silenzioso, quasi dimenticato, ma ancora capace di esprimere una delle anime più eleganti e sorprendenti della Puglia vitivinicola.

Non una semplice scelta produttiva, ma una visione costruita nel tempo, alimentata dalla passione, dall’esperienza e dalla volontà di lasciare un segno autentico nel mondo del vino.

Parlare di Carvinea significa entrare nella storia personale e professionale di un uomo che, dopo un lungo percorso imprenditoriale, ha deciso di creare un luogo dove poter esprimere liberamente la propria interpretazione del vino.

Beppe Di Maria ha scelto Carvinea come spazio di libertà assoluta, il luogo in cui poter esprimere in maniera autonoma la propria visione, senza compromessi e senza inseguire mode passeggere. Come ama spesso raccontare, Carvinea rappresenta la sua passione, la sua verità, la sua casa: il luogo dove custodire i successi raggiunti, le esperienze vissute, gli incontri, le sfide e tutte quelle storie che hanno accompagnato il suo lungo cammino nel mondo del vino.

Un progetto nato non soltanto per produrre grandi vini, ma per lasciare un segno, per dare voce a un territorio e per dimostrare che anche un vitigno dimenticato come l’Ottavianello poteva tornare a raccontare una nuova pagina dell’enologia pugliese.

La mia conoscenza con Beppe Di Maria mi ha permesso di comprendere profondamente la filosofia di Carvinea. Negli anni ho maturato una convinzione: prima di raccontare un vino bisogna conoscere le persone che ci sono dietro. Perché ogni bottiglia nasce sempre da un pensiero, da una sensibilità, da una scelta.

In Beppe ho trovato un uomo determinato, concreto, profondamente legato alla sua terra, ma soprattutto una persona che conserva una qualità rara: la capacità di continuare a sognare e progettare. Ancora oggi, non più giovanissimo, dimostra un entusiasmo che appartiene alle persone che non si accontentano mai dei risultati raggiunti.

Continua a pensare. Continua ad immaginare. Continua a costruire.

Perché chi vive un progetto con vera passione non guarda il tempo che passa, ma guarda quello che può ancora realizzare.

Carvinea rappresenta per lui la sua casa, la sua verità, il luogo dove custodire esperienze, sacrifici e successi, ma anche il punto da cui partire per nuove sfide. Una filosofia che trova forza anche nella scelta di circondarsi di professionisti capaci di condividere questa visione. Un ruolo fondamentale nel percorso qualitativo dell’azienda è affidato alla conduzione enologica di Riccardo Cotarella e Pier Paolo Chiasso. Due generazioni e due sensibilità che dialogano, unite dalla stessa idea di vino: rispettare l’identità di un territorio e accompagnarlo verso la massima espressione qualitativa.

La grande enologia non deve mai coprire il carattere di un luogo, ma deve avere la capacità di interpretarlo, valorizzarlo e renderlo riconoscibile. Ed è proprio attraverso questa sinergia tra la visione di Beppe Di Maria e il lavoro tecnico di Chiasso Cotarella che Carvinea continua a costruire il proprio percorso.

L’Ottavianello rappresenta oggi uno dei vitigni più affascinanti e rari del patrimonio ampelografico pugliese. La sua storia porta con sé radici lontane. Gli studi ampelografici hanno evidenziato la sua corrispondenza genetica con il Cinsault, importante varietà a bacca rossa diffusa soprattutto nel Sud della Francia, in particolare in Provenza e nella Valle del Rodano.

Secondo alcune ricostruzioni storiche, il vitigno sarebbe arrivato nell’Italia meridionale tra il XVIII e il XIX secolo, trovando poi una propria identità nella zona di Ostuni e nell’areale brindisino. Il nome Ottavianello viene tradizionalmente ricondotto alla zona di Ottaviano, alle pendici del Vesuvio, dove si ipotizza una prima fase di coltivazione prima della sua diffusione pugliese. Ma un vitigno non è soltanto il risultato della sua origine genetica. È il territorio che lo accoglie, il clima, la mano dell’uomo e il tempo a costruirne una nuova identità. Ed è proprio in Puglia che l’Ottavianello ha trovato una sua interpretazione originale.

Questo vitigno rappresenta certamente uno dei simboli più identitari dell’azienda, ma Carvinea è molto di più. È ricerca. È sperimentazione. È il desiderio costante di interpretare il territorio attraverso sensibilità diverse.

In questa direzione rientra anche il percorso dedicato al mondo degli spumanti, una scelta che conferma la volontà dell’azienda di esplorare nuove espressioni della viticoltura pugliese. Un progetto che guarda ad una Puglia capace di raccontarsi anche attraverso freschezza, eleganza e verticalità, dimostrando come questa regione possa andare oltre le immagini consolidate del passato.

Ma raccontare l’azienda esclusivamente attraverso l’Ottavianello significherebbe limitare una storia molto più ampia. La visione di Beppe Di Maria è sempre stata quella di costruire un progetto enologico completo, capace di esprimere le diverse anime della sua terra attraverso vini di grande personalità. Accanto al lavoro di recupero e valorizzazione dell’Ottavianello, Carvinea ha infatti creduto con convinzione anche nella produzione di spumanti, dimostrando come la Puglia possa raccontarsi attraverso nuove interpretazioni, eleganza e freschezza, superando vecchi stereotipi legati esclusivamente alla forza e alla struttura dei vini del Sud.

Una scelta ancora una volta coerente con il pensiero di Beppe: guardare avanti, sperimentare, ma sempre con rispetto e con quella ricerca dell’eccellenza che rappresenta il suo modo naturale di vivere ogni progetto. In questa direzione si inserisce anche l’ultima sfida: Titta, il nuovo vino prodotto da uve Verdeca. Un progetto che conferma ancora una volta la voglia di Beppe Di Maria di continuare a immaginare il futuro, senza mai fermarsi. Perché anche oggi, con la stessa passione degli inizi, continua a pensare, progettare e costruire nuove strade.

Il valore del progetto è stato riconosciuto anche attraverso un percorso costante nella Guida Vinoway Selection, dove l’azienda è presente da molti anni ottenendo sempre risultati eccellenti. Una continuità di riconoscimenti che non rappresenta soltanto il valore del singolo vino o della singola annata, ma conferma la solidità di un progetto costruito con serietà, competenza e una precisa filosofia produttiva.

Anno dopo anno, ha dimostrato di appartenere a quelle realtà capaci di mantenere alto il livello qualitativo nel tempo, confermando che la ricerca dell’eccellenza per Beppe Di Maria non è un traguardo da raggiungere, ma semplicemente il suo modo naturale di interpretare il vino.

Per molti anni l’Ottavianello è rimasto nell’ombra. Mentre la Puglia consolidava la propria immagine intorno ai suoi grandi protagonisti, come Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia, questo vitigno ha vissuto un progressivo ridimensionamento. Le superfici coltivate sono diventate estremamente limitate.

Oggi la presenza dell’Ottavianello in Puglia rappresenta quasi una rarità enologica: si parla di una superficie vitata estremamente ridotta, stimata in poche decine di ettari, concentrati prevalentemente nell’areale brindisino e in particolare nella zona di Ostuni, territorio storico di riferimento per questa varietà. Numeri quasi simbolici se confrontati con le migliaia di ettari dei grandi vitigni regionali, ma proprio per questo ancora più preziosi. Perché il valore di un vitigno non si misura soltanto nella sua diffusione, ma nella capacità di custodire memoria, biodiversità e identità territoriale.

Ed è davanti a questa consapevolezza che la scelta di Beppe Di Maria assume ancora più significato: credere nell’Ottavianello significava proteggere una piccola parte della storia vitivinicola pugliese e offrirle una nuova possibilità. Una scelta ragionata quella di credere nel potenziale di un vitigno che molti avevano dimenticato e riportarlo all’attenzione attraverso un progetto qualitativo importante.

In un periodo storico nel quale spesso la Puglia veniva identificata soprattutto con vini potenti, strutturati e di grande concentrazione, Beppe Di Maria ha scelto un’altra direzione.

Ha scelto l’eleganza. Ha scelto la finezza. Ha scelto l’identità.

L’Ottavianello rappresentava perfettamente questa visione: un vino capace di raccontare una Puglia diversa, più sottile, più raffinata, basata sull’equilibrio e non soltanto sulla forza. Altre realtà produttive hanno contribuito nel tempo alla conservazione e valorizzazione di questa varietà. La sua rinascita dimostra quanto sia importante continuare a investire nella biodiversità e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni o storicamente radicati nei territori.

Ma è corretto riconoscere a Beppe Di Maria il merito di aver creduto profondamente in questo vitigno, inserendolo in un progetto aziendale ambizioso, moderno e capace di contribuire alla sua nuova percezione qualitativa. Carvinea nasce nel territorio di Carovigno con l’obiettivo di raccontare una Puglia autentica attraverso vini capaci di unire memoria e futuro. Un percorso dove tradizione e innovazione non sono mai elementi contrapposti, ma strumenti per valorizzare un’identità.

La storia di Beppe Di Maria e di Carvinea dimostra che il vino non è soltanto produzione, ma interpretazione, sensibilità e capacità di credere in qualcosa prima ancora che il mercato ne comprenda il valore.

Perché dietro ogni grande progetto esiste sempre una scelta.

Carvinea oggi non custodisce soltanto vini. Custodisce la passione, la verità e la storia di un uomo che ha scelto questa terra come casa dove raccogliere il proprio percorso, i propri successi e il proprio modo di vivere il vino.

Tag