Paestum, avamposto strategico, oggi come ieri

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La vocazione marittima e la ricerca di materie prime hanno da sempre spinto le antiche popolazioni dell’Egeo a creare una fitta rete di relazioni commerciali in tutto il bacino del Mediterraneo, favorendo l’interscambio tra la Grecia, le sue colonie e le popolazioni indigene.

Con il medesimo spirito, alla fine del VII secolo a.C., i naviganti dell’insediamento greco di Sibari conquistarono un avamposto strategico sul mar Tirreno, per commerciare in primis con gli Etruschi. Viaggiarono per mare ed approdarono nella fertile valle del Sele, fondando una città dedicata a Poseidone, che più tardi venne ribattezzata Paestum.

Come nel più florido passato, la centralità e la solidità delle relazioni commerciali ha scandito le tre giornate del Paestum Wine Fest, kermesse dedicata al vino ed all’agroalimentare italiano, immersa nella monumentale magnificenza del Parco Archeologico cittadino, dove la civiltà greca, poi quella sannita e romana ancora sussurrano tra le imponenti vestigia.

Dal 23 al 25 marzo 2024 si sono susseguiti dibattiti con i più autorevoli opinion leader del comparto, masterclass condotte da esperti del settore a dir poco iconici, vini da ogni angolo d’Italia, business e piacere, calore e professionalità.

Tredicesima edizione e nuovo record di presenze, sia di appassionati che di operatori del settore, richiamati a Paestum dall’appeal di 400 cantine espositrici, con 8000 etichette in degustazione, raccontate in prima persona dai produttori.

Tra i sapori ed il mito di una terra antica ed ospitale, PWF ha proposto un’analisi oculata delle esigenze del mercato che cambia, all’insegna della freschezza di un rinnovato linguaggio, e della centralità della formazione.

La naturale sinergia che si è creata tra operatori, winelovers, produttori, giornalisti e decision maker del comparto ha fatto rivivere i fasti dell’agorà di Paestum: punto di incontro e confronto privilegiato dove coltivare connessioni che contano.

L’ambizioso progetto nasce da un’idea di Angelo Zarra, Ceo di Zeta Enoteca e fondatore di Divini Assaggi Magazine e dalla direzione artistica di Alessandro Rossi, coadiuvati dalla direzione commerciale di Ottavio Gabriel Sorrentino, da Francesco Balbi responsabile marketing, con la direzione tecnica dell’Architetto Antonio Calabrese Crescenzo.

In quest’ultima edizione, più che mai, è stato coinvolto un parterre di ospiti di respiro internazionale con una lineup sempre più intrigante di divulgatori scientifici, attori della comunicazione e giornalisti di settore che hanno aggiornato il pubblico sui principali andamenti del comparto, attraverso i “Monitor” – ossia le tavole rotonde – e le molteplici “Masterclass” proposte all’interno del ricco calendario del festival.

L’Analisi commerciale del mondo del vino italiano è stata sviluppata grazie al punto di vista di Federico Gordini, Riccardo Cotarella, Giuseppe Pagano, e Marco Caprai, ed il focus sul segmento meridionale, presentato da Luciano Pignataro, si è articolato sulle esperienze di Raffaele Librandi, Nicola Matarazzo e Davide Gangi che ha raccontato con molta passione la storia della viticoltura pugliese.

Innovazione e prospettive enologiche sono state discusse da Enzo Ercolino, Vincenzo Russo e Matteo Zappile

L’imprescindibile dibattito sulle nuove frontiere della comunicazione del vino è stato animato da Leila Salimbeni, Robert Camuto, Andrea Gori, Errico Cecchetti, Roberto Parodi, Chiara Giannotti, Domenico Apicella, Elisa Fiore Gubellini.

A chiudere gli approfondimenti, un talk incentrato sullo stato dell’arte degli eventi e delle fiere di settore animato da Helmuth Köcher, con il suo modello Merano Wine Festival, Davide Gangi e l’evento glamour Vinoway Selection, Federico Gordini con il format Milano Wine Week, a testimonianza di come un solido network nazionale possa generare punti di forza su tutto il territorio.

Chi ha optato per la cospicua offerta delle Masterclass, ha potuto invece viaggiare nella Champagne grazie alla guida di Alberto Lupetti e Vania Valentini, a Bolgheri, Montalcino, Montefalco, Friuli e Cilento insieme ad Eros Teboni, ha esplorato l’universo del Fiano grazie ai racconti di Charlie Arturaola, confrontato Nebbiolo ed Aglianico attraverso l’analisi di Paolo Lauciani, gustato Supertuscans e Vin de Garage sulle suggestioni di Daniele Cernilli, goduto del Barolo grazie ai vini proposti da Gianni Fabrizio.

A Paestum, quest’anno, anche la prima appassionante tappa del Tour Cannonau Likeness International, condotta da Davide Gangi, Mariano Murru e Charlie Arturaola nell’esaltazione di uno dei vitigni più coltivati al mondo, che regala la sua massima espressione varietale nel bacino Mediterraneo e che, per biologia molecolare, certifica la comune identità del Cannonau sardo, Alicante, Garnacha spagnola, Grenache francese, Taj rosso veneto e Gamay perugino umbro.

Come non citare, inoltre, l’edizione speciale del progetto Wine List Italia ideato da Federico Gordini, Presidente di MWW Group e Paolo Porfidio, Head Sommelier della Terrazza Gallia di Milano, curatore della prima guida al mondo che dà voce ai sommelier italiani, rappresentati – per l’occasione – da sedici colleghi dei più prestigiosi ristoranti del Sud Italia, capaci di trasmettere l’eccellenza dei territori di provenienza, attraverso una nuova metrica della narrazione professionale del vino.

Business, opportunità, rete, formazione e territorio.

Questi gli elementi cardine della tredicesima edizione del Paestum Wine Fest che chiude i battenti, con oltre 25 mila presenze, dimostrando di avere tutte le carte in regola per diventare punto focale del Sud Italia, dove la Campania recita un ruolo da protagonista nell’enogastronomia italiana e nell’arte dell’accoglienza.

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