Tintilia del Molise: introduzione all’autoctono molisano

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La “Tintilia” è un vitigno autoctono molisano.
Introdotto nella seconda metà del settecento, in piena dominazione borbonica, in virtù dei commerci tra il regno di Napoli e la Spagna, deriva il suo nome presumibilmente dall’etimo Tinto che in lingua iberica significa “rosso”, ed è infatti caratterizzata da un colore rosso scuro .

Questa nuova varietà si acclimatò così bene, grazie alle sue notevoli doti di adattamento (il Tintilia è un vitigno rustico che resiste bene al freddo, alle malattie ed all’attacco di muffe), da diffondersi sul territorio molisano tanto rapidamente che, alla fine dell’800, era senza dubbio la varietà maggiormente coltivata in tutto il territorio del Molise e considerata necessaria nelle zone regionali più interne, dove andava ad apportare maggiore corpo e colore ai vini con poco tono e debole struttura.                 
Nel dopoguerra si è assistette ad un progressivo abbandono delle vigne, proprio nelle zone di antica coltura del Tintilia, tanto da considerarlo virtualmente scomparso dalle superfici vitate regionali (anche perché si era iniziato a privilegiare la quantità della produzione).
Le recenti tendenze consumistiche volte alla riscoperta dell’originalità, hanno ridestato invece l’interesse per il vitigno legato alle antiche genti molisane, che si identifica sempre più come una delle tante eccellenze sconosciute della regione e che può ora mirare ai mercati più qualificati e sempre più esigenti.

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