1 Maggio: il vino è lavoro, ma non è quello che ti hanno raccontato
Scritto da Davide Gangi | Pubblicato in riflessioni, vino
Oggi è il giorno del lavoratori e il vino, prima di tutto, è lavoro, è terra, è mani che si sporcano, è tempo che non si può comprimere, è attesa e fatica vera, ed è proprio per questo che oggi sento ancora più forte il bisogno di dirlo senza giri di parole: il vino è molto più di quello che ti hanno raccontato.
Per anni abbiamo accettato un’idea diversa, più comoda, più costruita, un’idea che ci ha portato a credere che per capirlo servissero codici complessi, parole difficili, quasi una sorta di autorizzazione a parlare, e lo so bene perché in quel sistema ci sono cresciuto anch’io, ma se mi fermo un attimo e mi ascolto davvero non posso più ignorarlo: è su questo equivoco che si è costruita, con precisa intenzione, una narrazione distante dalla realtà.
E nel giorno del lavoro questa distanza pesa ancora di più, perché il vino non nasce nei salotti e non prende forma nei giudizi, il vino nasce nei campi, nelle vigne, nelle mani di chi ogni giorno affronta il clima, le scelte difficili, gli anni storti e quelli generosi, nasce da un lavoro che non ha scorciatoie e che merita rispetto, ma non un rispetto preteso, un rispetto conquistato.
Perché c’è una cosa che il lavoro insegna più di ogni altra: il rispetto non è dovuto, si conquista, e nel vino questo principio dovrebbe essere una base condivisa, invece troppo spesso abbiamo visto il contrario, abbiamo visto atteggiamenti distanti, quella “puzza sotto il naso” che nel tempo ha allontanato più persone di quante ne abbia avvicinate.
Per troppo tempo si è costruito un sistema in cui il giudizio è diventato centrale, in cui il rigore si è trasformato in distanza e quando il rigore smette di essere servizio e diventa posizione, qualcosa si rompe, perché il vino non è un tribunale.
Poi guardo fuori e vedo una cosa chiara: oggi c’è sempre meno spazio per i giovani, in tutti i settori e il vino non fa eccezione. Ed è per questo che si allontanano, non dal vino ma da come lo raccontiamo.
Io torno sempre a me. Da degustatore ho imparato il rigore, ma da comunicatore ho capito che se non lo traduci resta chiuso. Per questo ho scelto di stare nel mezzo. E mi chiedo:”Ci sto riuscendo davvero?” Non sempre. Ma è la direzione. Per questo lavoro con collaboratori preparati e giovanissimi: perché il cambiamento si costruisce insieme. Non fare il giudice “severo”, ma provare ad essere qualcuno di cui fidarsi.
Perché è lì che il vino torna a essere quello che è davvero. Non quello che ti hanno raccontato e ti hanno voluto far credere. Ma quello che nasce dal lavoro… e arriva alle persone.
Buon 1° Maggio a chi il vino lo lavora, lo vive e lo costruisce ogni giorno.
