DOCG Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada
Scritto da Antonio Scatigna | Pubblicato in DOC, enografia
Nel Piemonte sud-orientale, in provincia di Alessandria, la denominazione Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG si sviluppa nel territorio dell’Ovadese, un’area collinare inserita nel sistema del Monferrato meridionale. Il paesaggio è caratterizzato da rilievi articolati e spesso ripidi, che si sviluppano attorno al corso del fiume Orba, con altitudini che raggiungono i 600 metri sul livello del mare.
I suoli sono costituiti da una combinazione di componenti argillose, tufacee e calcaree, con tessiture di medio impasto che garantiscono un buon equilibrio tra drenaggio e capacità di ritenzione idrica. Le condizioni climatiche, tipicamente temperato-continentali, unite alle esposizioni collinari, favoriscono una maturazione completa delle uve, in un contesto pedoclimatico storicamente vocato alla coltivazione del Dolcetto.
La base ampelografica è costituita esclusivamente dal vitigno Dolcetto, che deve essere presente al 100% nella composizione dei vini.
All’interno della denominazione si individua un’unica tipologia principale, articolata attraverso specificazioni aggiuntive che ne definiscono il livello qualitativo e l’origine:
- “Dolcetto di Ovada Superiore” o “Ovada”
tipologia di riferimento, ottenuta da uve provenienti da vigneti collinari e sottoposta a un periodo minimo di invecchiamento; - “Dolcetto di Ovada Superiore” o “Ovada” Riserva
caratterizzata da un periodo di affinamento più prolungato, pari ad almeno 24 mesi; - “Dolcetto di Ovada Superiore” o “Ovada” Vigna
proveniente da un singolo vigneto identificato, con rese più contenute e requisiti più restrittivi; - “Dolcetto di Ovada Superiore” o “Ovada” Vigna Riserva
che unisce la provenienza da vigneto specifico a un periodo di invecchiamento prolungato.
La zona di produzione comprende un ampio comprensorio che include i comuni di Ovada, Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d’Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d’Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Silvano d’Orba, Tagliolo Monferrato e Trisobbio. Si tratta di un’area continua e omogenea, in cui la viticoltura si sviluppa esclusivamente sui versanti collinari più idonei.
Le condizioni agronomiche prevedono l’esclusione dei terreni di fondovalle, umidi o pianeggianti, privilegiando le aree collinari con esposizioni adatte alla maturazione delle uve. I suoli, nelle loro diverse combinazioni, contribuiscono alla variabilità espressiva del vitigno. La densità d’impianto per i nuovi vigneti non deve essere inferiore a 4.000 ceppi per ettaro, mentre le forme di allevamento adottate sono la controspalliera con vegetazione assurgente e potatura a Guyot tradizionale. Non sono consentite pratiche di forzatura.
La resa massima è fissata in 7 tonnellate di uva per ettaro, con un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 12,00% vol. Per le produzioni con menzione “Vigna”, la resa è ulteriormente ridotta a 6 tonnellate per ettaro, con un titolo alcolometrico minimo naturale più elevato, pari a 12,50% vol, e con ulteriori limitazioni nei vigneti giovani fino al settimo anno di età.
La resa uva/vino è stabilita al 70%, con una produzione massima di 4.900 litri per ettaro, che si riduce a 4.200 litri per ettaro per la tipologia “Vigna”.
Dal punto di vista enologico, tutte le tipologie devono essere sottoposte a un periodo minimo di invecchiamento prima dell’immissione al consumo. Per la versione base, l’affinamento è di almeno 12 mesi, con decorrenza dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve. La tipologia “Vigna” richiede un periodo minimo di 20 mesi, mentre la menzione “Riserva” è attribuita ai vini sottoposti ad almeno 24 mesi di invecchiamento.
Le operazioni di vinificazione e affinamento devono essere effettuate all’interno della zona di produzione, con possibilità di estensione ad alcune aree limitrofe secondo le condizioni previste dalla normativa.
La menzione “Vigna” identifica vini provenienti da un singolo vigneto, con vinificazione e invecchiamento separati e tracciabilità completa lungo tutte le fasi produttive. L’utilizzo di questa indicazione è subordinato anche all’età del vigneto, che deve aver raggiunto almeno sette anni.
Dal punto di vista storico, il Dolcetto rappresenta da sempre uno dei vitigni più diffusi nell’area dell’Ovadese, tanto da essere storicamente identificato anche come “Uva di Ovada”. La sua coltivazione si è consolidata nel tempo, in particolare a partire dal XIX secolo, contribuendo a definire un’identità vitivinicola fortemente radicata nel territorio.
Il riconoscimento come Denominazione di Origine Controllata e Garantita è avvenuto nel 2008, a partire dalla precedente DOC istituita nel 1972, segnando il passaggio a un livello superiore di tutela e definizione qualitativa.
Nel contesto del Monferrato meridionale, il Dolcetto di Ovada Superiore DOCG rappresenta un’espressione specifica del vitigno Dolcetto, in cui condizioni pedoclimatiche, tradizione produttiva e regolamentazione concorrono a definire un sistema territoriale coerente e riconoscibile.
Credits Piemonte Land of Wine



