Bruno Vespa: ”I ricarichi sul vino nei ristoranti superano il livello di decenza”
Scritto da Davide Gangi | Pubblicato in Interviste, vino
Il vino entra nella vita di molte persone come una passione. Solo per alcuni, però, diventa una scelta di vita. È il percorso che ha compiuto Bruno Vespa, trasformando un interesse coltivato per decenni in un progetto imprenditoriale che oggi rappresenta una realtà di riferimento nel panorama vitivinicolo italiano.
La famiglia Vespa, di origini abruzzesi, ha sempre nutrito un profondo rispetto per la cultura del vino, considerandolo parte integrante della storia, dell’identità e della civiltà del nostro Paese. Molto prima di diventare produttore, Bruno Vespa aveva già costruito un rapporto autentico con il mondo enologico, raccontandolo attraverso libri, giornali, riviste e numerosi momenti di approfondimento. Un percorso alimentato dalla curiosità, dallo studio e dal continuo confronto con produttori, enologi e territori, che gli ha permesso di sviluppare una conoscenza ampia e consapevole di uno dei comparti più rappresentativi del Made in Italy.
Da questa esperienza è nata Vespa Vignaioli per Passione, l’azienda fortemente voluta da Bruno Vespa, che ha scelto di investire a Manduria, nel cuore della Puglia, conquistato dalle straordinarie potenzialità di una terra che negli ultimi anni ha saputo affermarsi tra le più dinamiche e interessanti della vitivinicoltura italiana. Una scelta maturata con convinzione, nata dal desiderio di vivere il vino in prima persona e di contribuire alla valorizzazione di un territorio che oggi rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’enologia nazionale.
Il cuore di questo progetto è la splendida Masseria Li Reni, un’antica dimora restituita al suo fascino originario e trasformata in un luogo dove vino, ospitalità, cultura e bellezza convivono in perfetta armonia. Una realtà che porta anche l’impronta della moglie Augusta Iannini, il cui contributo è stato determinante nel definirne l’identità, rendendola una delle destinazioni enoturistiche più apprezzate della Puglia.

Ho voluto realizzare questa intervista con Bruno Vespa perché conosco da molti anni la sincerità della sua passione per il vino. Ho avuto modo di seguirne l’evoluzione, di vedere come quella passione, nata dalla curiosità e dalla conoscenza, sia diventata una scelta di vita e un progetto imprenditoriale capace di regalare grandi soddisfazioni alla sua famiglia. È anche per questo che considero il suo punto di vista particolarmente autorevole: quello di chi ha raccontato il vino per tanti anni e oggi lo vive quotidianamente anche da produttore, condividendone le responsabilità, le difficoltà e le soddisfazioni.
Da questo confronto è nato un dialogo aperto, franco e ricco di contenuti, nel quale affrontiamo alcuni dei temi più attuali del comparto vitivinicolo: lo stato di salute del vino italiano, i ricarichi nella ristorazione, l’andamento dei mercati nazionali e internazionali, il tema dell’eccesso produttivo e le possibili strategie per continuare a creare valore lungo tutta la filiera.
Le riflessioni di Bruno Vespa non nascono soltanto dall’osservazione, ma anche dall’esperienza diretta di chi ha scelto di investire in un settore che rappresenta una delle più grandi ricchezze del nostro Paese. Per questo motivo questa intervista offre uno sguardo concreto, equilibrato e ricco di spunti su un presente complesso e su un futuro che il vino italiano dovrà affrontare con visione, competenza e capacità di fare sistema.
Bruno, il vino italiano continua a rappresentare una delle eccellenze del Made in Italy, ma oggi il settore sta attraversando una fase di forte cambiamento tra calo dei consumi, nuove sensibilità dei giovani, cambiamenti climatici e tensioni internazionali. Dal tuo osservatorio privilegiato, pensi che il vino italiano stia vivendo una semplice fase di assestamento oppure una vera trasformazione epocale che obbligherà tutta la filiera a ripensarsi?
Il mio auspicio sarebbe in favore di una semplice fase di assestamento, ma non sono in grado di valutare se siamo di fronte ad una svolta più critica. Credo che ci sia un grande equivoco. I paesi del nord stanno diffondendo la voce ripresa, purtroppo anche in Italia che il vino fa male. Ci sono studi internazionali molto accreditati che dimostrano il contrario. Trovo purtroppo insufficiente le voci per valorizzarli.
Uno dei temi più discussi riguarda il ricarico applicato da molti ristoratori sulle bottiglie. In numerosi casi il consumatore rinuncia a ordinare vino proprio perché il prezzo al tavolo viene percepito come eccessivo. Pensi sia arrivato il momento di aprire un confronto serio tra produttori e ristorazione per individuare un modello più sostenibile che tuteli entrambe le parti senza allontanare il consumatore?
Da produttore, posso purtroppo riscontrare che i ricarichi superano il livello di decenza. Anni fa ci si accontentava di raddoppiare il prezzo. Oggi si va oltre il triplo con risultati spesso scoraggianti per il consumatore.
Per molti anni l’export ha compensato le difficoltà del mercato interno. Oggi, però, anche i mercati internazionali mostrano segnali di rallentamento e maggiore competitività. Secondo te il futuro del vino italiano passerà ancora prevalentemente dall’export oppure dovremo tornare a investire con maggiore convinzione sulla cultura del vino e sul consumatore italiano?
L’export resta sempre un elemento decisivo, ma anche lì si incontrano le difficoltà che abbiamo da noi. Si guardi agli Stati Uniti, dove l’export italiano è in crescita, ma il vino è in calo. Bisogna perciò guardare anche ai nuovi mercati, soprattutto a quelli del Mercosur favoriti dagli accordi recenti.
Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di una produzione che, in alcuni territori, rischia di superare la domanda. In Francia si è arrivati a incentivare l’espianto di migliaia di ettari di vigneto. Ritieni che anche l’Italia debba iniziare a discutere senza pregiudizi di una razionalizzazione delle superfici vitate oppure credi che il problema possa essere affrontato attraverso una programmazione più efficace della produzione e una migliore valorizzazione commerciale dei vini?
L’espianto di vigneti tirati su con molta cura è un grande dolore. Personalmente cercherò di evitare una sorte simile ai nostri vigneti puntando a valorizzare la qualità. La resa è già molto bassa. Forse questa è la strada migliore per ridurre la produzione.
Se oggi fossi chiamato a riunire attorno a un tavolo Governo, Regioni, Consorzi, produttori, enologi, distributori e ristoratori, quale sarebbe la prima decisione concreta che proporresti per restituire fiducia al comparto e garantire un futuro più solido al vino italiano nei prossimi dieci anni?
Fare una grande campagna mediatica condivisa da tutti per dimostrare che un consumo moderato di vino fa bene.



