Il mio viaggio nella Puglia delle bollicine

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Negli ultimi tempi l’argomento “spumantizzazione” è sulla cresta dell’onda. L’attenzione è rivolta soprattutto ai Metodo Classico prodotti in aree non storicamente deputate: in alcuni casi essi sono completamenti della gamma commerciale, in altri invece -e sempre più spesso- si tratta di interpretazioni del territorio secondo la prospettiva di una vinificazione speciale, effettuata di frequente con vitigni autoctoni o dalla lunga tradizione in quella determinata terra.
Durante il primo giorno del Vinitaly appena terminato, ovvero Domenica 22 Marzo, ho avuto l’onore di condurre il tasting di 6 spumanti di cantine della Puglia, selezionati dal Direttore di Vinoway Davide Gangi in quanto rappresentativi del movimento che sta animando la regione, e di cui sono certa si parlerà molto nel prossimo futuro

Il tasting si è tenuto di fronte ad un pubblico di giornalisti, sommeliers e produttori: ecco le mie note di degustazione:

Tre Pini – Pinus Brut Metodo Classico


L’azienda, nata nel 2012, è ubicata nell’altopiano delle Murge, e prende il nome da 3 maestosi pini posti al suo ingresso. Questo Brut nasce da Malvasia Bianca al 100% ed affina sui lieviti per 18 mesi: il dosaggio è da Extra-Brut, precisamente 3 g/l, scelto come contraltare alle note aromatiche del vitigno. Di colore giallo paglierino pieno, i profumi sono di intense note floreali, agrumi, pasta frolla e mirto. In bocca mostra un piacevole connubio tra morbidezza ed acidità, che segna anche il retrogusto. Leggiadro.

Cantine Due Palme – Metodo Classico Bianco 2011


Azienda ubicata a Cellino San Marco(BR), è una delle principali realtà cooperative agricole italiane, con 1.200 soci e 2.500 ettari. Questa bottiglia nasce interamente da Negroamaro, uno dei vitigni-simbolo della Puglia(in particolare del Salento)e qui vinificato in bianco. Giallo paglierino, con un naso punteggiato da pesca bianca e sentori di boulangerie, ha il suo fil rouge nella freschezza, che in bocca si amplifica e sollecita la beva, lasciando intravedere nel finale una delicata sapidità. Invitante.

Tenute Rubino – Sumarè Brut Rosato Salento 2013


Versione in purezza di un vitigno molto antico e dalla probabile origine dalmata, il Susumaniello(nome che allude ai somarelli proprio perchè nei primi anni è così produttivo che i grappoli sono letteralmente carichi): dopo una sosta di 9 mesi ecco un calice dalle sfumature del melograno, frutto che si incontra anche al naso insieme a polpa di ciliegia e crosta di pane. Al palato esibisce ancora un gusto di ciliegia rossa ed una soffice cremosità, che si inseriscono nella spina acida e che vanno a delineare la silhouette del finale. Ammaliatore.

Leone de Castris – Five Roses Anniversario Brut Rosè 2010


Questa cantina storica viene anche ricordata per la produzione, nel 1943, del rosato il cui nome è la traduzione di “Cinque Rose”, la contrada nel feudo di Salice Salentino così chiamata perchè per varie generazioni ogni membro della famiglia Leone de Castris ebbe 5 figli. L’etichetta nasce da Negroamaro 100% e mostra toni cromatici chiari di cipolla: subito incanta con sentori di petali di rosa a cui poi segue l’apporto di ribes e lampone. Il sorso evidenzia la dialettica tra componenti vellutate e vivida freschezza. Elegante.

Gianfranco Fino – Simona Natale Pas Dosè Rosè 2009


Cantina nata nel 2004 e situata a Sava (TA), nell’agro di Manduria, diventata un “caso” mondiale: merito di un lavoro che fin dall’inizio è stato teso massimamente alla valorizzazione dell’identità territoriale, coltivando vigne vecchie (anche di 90 anni) ad albererello pugliese. L’idea di questo Negroamaro al 100% scaturì nel 2009: la base nasce come Rosé de Saignè, con fermentazione e malolattica in barriques usate ed una sosta sui lieviti per 44 mesi: il risultato è un calice dal colore corallo chiaro e dall’appeal mediterraneo conferito da fiori di zagara, ginestra, cedro ed incenso, che poi in bocca si trasformano in pompelmo rosa, paprika,noce e liquirizia e si immergono una lunga scia. Un viaggio di piacere a Marrakech.

D’Araprì – Grand Cuvèe XXI Secolo 2008


D’Araprì, con sede a San Severo, nacque nel 1979 dall’amicizia tra tre amici appassionati di jazz che credettero in tempi pionieristici nella produzione di spumanti in Puglia e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni. Questa cuvée viene prodotta unicamente in annate eccezionali ed è un blend di Bombino Bianco, Pinot Nero e Montepulciano coltivati nella vigne di Contrada Monsignore e Contrada Baiocco su un terreno argilloso-calcareo: la sosta sui lieviti è di almeno 60 mesi e la sboccatura viene effettuata manualmente. Livrea gialla e luminosa, il corredo olfattivo è impreziosito da sentori di miele di acacia, scorza di arancia, lamponi ed una leggera speziatura scura. Al palato mostra una struttura importante, unita ad un cotè distinto. Sontuoso.

Al termine della degustazione ho potuto percepire le sensazioni gioiose dei partecipanti, che io stessa ho condiviso: infatti avevo appena compiuto un percorso speciale, alla scoperta di un territorio attraverso la lente delle bollicine, e compreso appieno che la strada della spumantizzazione  intrapresa da queste aziende aveva ormai oltrepassato il punto della semplice sperimentazione, per entrare in una fase più definita e consapevole.

Tuttora serbo in me la certezza di un livello qualitativo generale molto alto, e di vini eloquenti e dai profili precisi: auspico che anche le normative che verranno si rivelino essere illuminate e dirette a garantire elevatissimi standard qualitativi nella direzione dell’uniformità.

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