Spumanti da uve Pugliesi? Si, ma solo con le eccellenze

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La nuova frontiera della produzione vinicola locale è lo spumande made in Puglia?
Dell’argomento si è discusso il 1 febbraio, presso l’Ascom di Taranto. In molti, curiosi, semplici appassionati ed esperti hanno preso parte all’interessante incontro sulla spumantizzazione da uve pugliesi, organizzato in sinergia con la Delegazione AIS di Taranto.
Siamo abituati a bere Franciacorta, Prosecco, ma non uno spumante ottenuto da Primitivo.

Il consumatore deve essere educato a degustare ed apprezzare anche i vini e le tipologie meno conosciute purchè si affermino come eccellenze del territorio e  non solo per fare business. Il gusto non va standardizzato.

A guidare i presenti, in questo affascinante viaggio enoico è stato il Vicepresidente dell’Associazione Italiana Sommelier e Ambassadeur du Champagne  Italie, Roberto Bellini.

Il mercato delle bollicine italiane registra un trend in crescita nelle vendite, in particolare all’estero. La qualità migliora, così come l’antagonismo con i cugini francesi.

Il termine spumante è forse più legale che tecnico. La CO2 accomuna diverse tipologie: Prosecco, Asti, Trento, Franciacorta, Oltrepò ecc.

La Puglia è soprattutto una terra di rossi, di grande struttura  e alcolicità.

La produzione di bollicine nel Tacco d’Italia è nella maggior parte dei casi una nuova piccola realtà, eccezion fatta per le Cantine D’Araprì.

L’analisi e l’esplorazione di nuovi settori di mercato non fa male alle aziende, purchè a condurre la nave in nuove acque siano produttori che fanno della qualità il loro biglietto da visita.

Non dobbiamo paragonare le nostre bollicine  con altre più note, sono ognuna espressione del territorio d’origine e dei vitigni autoctoni dai quali sono  ottenute.

Nella degustazione degli spumanti  bisogna staccarsi da quella tradizionale dei vini fermi. Il vino va masticato due volte per ben comprenderlo, ha  spiegato l’ Ambassadeur.

L’unità di misura della gradevolezza è data dal pizzicore della CO2, più si  avvicina a quella dell’acqua gassata, peggiore è il vino, al contrario deve
solleticare il palato.
La produzione, ha precisato Bellini, deve essere suddivisa essenzialmente  secondo il metodo di produzione: Metodo Classico e Charmat detto anche
Martinotti.

Nel primo la rifermentazione del vino base avviene in bottiglia, nel secondo in grandi autoclavi . Il risultato ottenuto, ovviamente non è comparabile.

I primi hanno colori brillanti, nelle diverse sfumature del giallo.

L’affinamento sui lieviti li arrichisce di sentori di crosta di pane e brioche.

Grande struttura e lunga persistenza completa la loro analisi.

I secondi hanno un colore giallo più tenue, profumi vivaci e fragranti di frutta fresca e fiori appena colti, poco strutturati.

Le aziende in degustazione sono state sette:
Cantina Due Palme,  Melarosa, Metodo Charmat (Negroamaro 100% rosato);
Cantina Vigne e Vini, Metodo Charmat (Falanghina 100%);
Cantina Rosa del Golfo, con Metodo Classico  (50% Negroamaro, 50% Chardonnay);
Feudi di San Marzano, Metodo Classico (Moscatello);
Leone De Castris, Metodo Classico (Negroamaro 100%),
Cantine Albea, Metodo Classico (Fiano minutolo,Bianco di Alessano,Verdeca e
Maruggio);
Cantine Polvanera, Metodo Classico (Primitivo).

Una bella ed interessante degustazione condotta in modo schietto e semplice da un esperto della materia,in grado di appassionare neofiti e veterani.

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