Vinoway lancia un messaggio chiaro a Vinitaly 2025: “Il vino ha bisogno dei giovani, adesso”

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A Vinitaly 2025 ho sentito forte l’esigenza di dire le cose come stanno: senza i giovani, il vino rischia di diventare un racconto vecchio, che parla solo a sé stesso e si chiude in un club esclusivo dove parlano e si conoscono sempre le stesse persone. E noi di Vinoway, da sempre attenti a intercettare i segnali di cambiamento, abbiamo deciso di alzare il volume del dibattito.

Abbiamo organizzato due convegni che hanno toccato temi centrali per il futuro della viticoltura italiana, partendo da due grandi espressioni del Sud: il Primitivo di Manduria e il Salice Salentino. In entrambi i casi, il focus non era solo sui vini – pur straordinari – ma sulla narrazione che li circonda. Abbiamo parlato del linguaggio, dei codici comunicativi, del tono con cui ci rivolgiamo ai giovani. E ci siamo chiesti: davvero pensiamo di coinvolgere la Gen Z continuando a usare le stesse parole, gli stessi format, gli stessi approcci di 30 anni fa?

Io lo dico da tempo: i giovani bevono vino, ma vogliono farlo sentendosi parte di una cultura che li rappresenti. Durante i nostri convegni è emersa la necessità di una “beva più agile”, non come sinonimo di banalità, ma come apertura. Il vino può essere profondo e accessibile allo stesso tempo, basta smettere di chiuderlo in gabbie elitarie.

Serve un cambio di passo. Serve una comunicazione più pop, più fresca, più autentica. Che non tradisca il valore, ma lo traduca. Che sappia dialogare, coinvolgere, emozionare. E diciamolo con chiarezza: il settore del vino è ancora in mano a troppi “gerarchi”, figure che spesso faticano a lasciare spazio, ad accogliere il nuovo, a fidarsi davvero del potenziale dei giovani. Ma è proprio lì che dobbiamo intervenire, con intelligenza, con creatività e con determinazione. più pop, più fresca, più autentica. Che non tradisca il valore, ma lo traduca. Che sappia dialogare, coinvolgere, emozionare.

Nel corso della manifestazione, abbiamo anche avuto l’opportunità di intervistare e ascoltare molti giovani enologi e produttori che stanno portando nuove idee e approcci freschi nel mondo del vino. Tra le esperienze più significative, abbiamo realizzato una video-intervista con tre giovanissimi addetti al marketing della Famiglia Cotarella, in cui traspare tutto il loro entusiasmo, la passione e la grande voglia di fare. Voci che confermano quanto potenziale ci sia nelle nuove generazioni, se solo vengono messe nelle condizioni di esprimersi.

Oltre ai due convegni dedicati al Primitivo di Manduria e al Salice Salentino, abbiamo voluto portare il dibattito ancora più avanti, organizzando – sempre nel Padiglione Puglia – anche un convegno sull’Agrivoltaico, una delle frontiere più interessanti per unire sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio e valorizzazione delle produzioni vitivinicole.

In quell’occasione abbiamo ribadito un concetto che per noi è chiave: la transizione ecologica del vino non può prescindere da una visione concreta, scientifica, ma anche culturale. Serve coinvolgere i territori, le aziende e soprattutto i giovani in una progettualità che guardi al futuro senza paura di innovare.

Abbiamo raccontato anche l’esperienza della Vigna Agrivoltaica di Comunità, dove si sta sperimentando un nuovo modello produttivo integrato, portando alla luce non solo un esempio virtuoso di innovazione, ma anche una nuova opportunità di racconto per il vino italiano. In un mondo che cambia, chi produce vino deve anche saper rinnovare il proprio ruolo sociale ed economico.

Il nostro impegno per i giovani non si è fermato alla Puglia. Al Padiglione Sardegna, abbiamo portato un altro tassello fondamentale del nostro lavoro: la prima analisi di ricerca sul Cannonau, un progetto che abbiamo fortemente voluto e costruito insieme a una rete di realtà importanti.

Abbiamo coinvolto i giovani studenti del Master in Wine Communication della BrainLab IULM Milano, in collaborazione con Ricerca Sardegna, Assoenologi Sardegna, IULM e Stevie Kim, con l’obiettivo di leggere il vino sardo con occhi nuovi, attraverso i dati ma anche attraverso il racconto di chi rappresenta il presente e il futuro della comunicazione del vino.

È stato emozionante dare voce ad alcuni di questi giovani proprio durante la presentazione che hanno condiviso la loro visione, i risultati del lavoro e soprattutto il loro entusiasmo, a dimostrazione del fatto che se gli diamo fiducia, i giovani sanno portare valore, idee e prospettive reali.

Questa iniziativa, oltre a rafforzare il dialogo con il territorio sardo, sta rappresentando un modello concreto di alleanza tra formazione, ricerca, comunicazione e impresa, che ci piacerebbe replicare anche in altre regioni italiane.

Sempre nell’ambito del nostro percorso a Vinitaly 2025, abbiamo avuto il piacere di presentare un progetto straordinario firmato da un giovane enologo pugliese: Francesco Fortunato Maci di Cantine Due Palme.

Francesco ha realizzato un vino bianco con la nuova linea  “Cuntamé”, un vino bianco ottenuto da Negroamaro vinificato in bianco con tecniche innovative e grande sensibilità interpretativa. Un’idea che rompe gli schemi, che parte da un vitigno storico e lo rilegge in chiave moderna, offrendo un nuovo modo di raccontare – e bere – il territorio salentino.

Questo progetto rappresenta esattamente quello che intendiamo quando diciamo che i giovani devono avere spazio e fiducia: Cuntamè non è solo un vino, è una dichiarazione d’intenti, un esempio concreto di come la tradizione possa dialogare con l’innovazione senza perdere identità.

Abbiamo voluto dargli visibilità non solo per il valore enologico, ma per il valore simbolico e culturale che porta con sé: il futuro del vino passa anche da scelte coraggiose come questa.

Un altro tema che abbiamo affrontato in maniera analitica, obiettiva e concreta è quello dei dazi USA. Lo avevamo scritto chiaramente in un nostro articolo pubblicato poco prima della fiera, e i fatti ci stanno dando ragione: da parte di Donald Trump era partita una vera e propria minaccia nei confronti dell’export europeo, con il vino italiano tra i bersagli principali. Un segnale chiaro che avrebbe potuto avere conseguenze molto pesanti per il nostro settore.

Oggi, con sollievo, possiamo dire che i dazi sono stati sospesi, ma ciò non significa che possiamo considerare chiusa la questione. Anzi. È proprio in momenti come questi che bisogna essere lucidi e pronti. Purtroppo, quello che continuiamo a vedere è un approccio attendista e minaccioso, in cui si aspetta l’ultimo momento, si minimizzano i rischi e si spera che tutto si risolva da sé, senza mai costruire una strategia di lungo periodo.

Noi di Vinoway crediamo invece nella prevenzione, nell’analisi e nell’azione. Serve prepararsi per tempo, diversificare i mercati, rafforzare le relazioni internazionali e investire su una comunicazione capace di sostenere il valore del vino italiano anche in contesti geopolitici instabili. Non ci si può più permettere di restare immobili.

Con tutto quello che abbiamo portato a Vinitaly 2025 – convegni, presentazioni, ricerche, testimonianze – il messaggio che voglio lasciare è semplice ma profondo: il vino italiano ha bisogno dei giovani. Ha bisogno di voi.

Ha bisogno della vostra energia, della vostra creatività, del vostro coraggio. Ha bisogno di nuove idee, di nuove parole, di nuovi sogni. Per troppo tempo vi è stato detto che il vino è una cosa “da grandi”, che bisogna aspettare anni per farsi ascoltare, che si entra solo per cooptazione o per eredità. Ma non è così che si costruisce un futuro.

Io credo in un altro modello. Credo che il vino debba diventare un territorio fertile per il talento giovanile, un ambiente aperto, dinamico, dove chi ha passione e visione può trovare spazio per esprimersi e fare la differenza.

Vinoway continuerà ad essere al vostro fianco. Continueremo a darvi voce, a valorizzare i vostri progetti, a stimolarvi e, se serve, anche a proteggervi da un sistema che a volte fa fatica ad accogliere il cambiamento. E allo stesso tempo, ci tengo a ricordare che il rispetto per chi ha aperto la strada prima di voi è fondamentale: onorare l’esperienza, ascoltare chi ha vissuto il vino per decenni, riconoscere il valore di chi ha costruito prima, è parte del percorso di crescita. Tradizione e innovazione non sono in conflitto: sono due forze che possono convivere, se guidate dal rispetto reciproco e dalla voglia di costruire insieme.

Il mio invito è questo: entrate nel mondo del vino, senza timore e senza compromessi. Portateci dentro la vostra autenticità. Cambiatelo, trasformateci. Perché il vino italiano, oggi più che mai, ha bisogno di essere anche vostro.

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