MENO VINO ESPORTATO MA DI MAGGIOR VALORE

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Assoenologi sulle vendite all’estero: potrebbe andare meglio, ma non lamentiamoci. Pur nell’incertezza della situazione economica nazionale ed internazionale le esportazioni del vino italiano continuano a dare soddisfazione.

Il dato aggregato dei primi sei mesi del 2013 fa infatti registrare una crescita degli introiti dell’8,4%, passando da 2,16 a 2,35 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2012. I volumi, pur mantenendosi intorno i 10 milioni di ettolitri, registrano un calo di poco più del 3%, mentre cresce di quasi il 12% il valore medio, passando da 2,13 a 2,38 euro al litro. In pratica guadagnamo di più, pur mandando all’estero meno prodotto, il che vuol dire che vendiamo sempre di più bottiglie di maggiore qualità e valore aggiunto, anche se i dati del primo semestre fanno registrare, in Europa, un incremento dello sfuso.Gran parte della crescita del valore del vino italiano venduto all’estero trova origine nel segmento degli spumanti, dove il valore export lievita di quasi il 18% rispetto al primo semestre del 2012, passando da 241 a 285 milioni di euro.Diversa la situazione per i consumi interni che purtroppo continuano a calare, gli ultimi dati, sempre elaborati da Assoenologi, dicono che siamo a 40 litri a persona, contro i 45 del 2007 e con tendenza ad un ulteriore decremento. Riteniamo infatti che chiuderemo il 2013 sotto i 40 litri pro capite.
Per dare un’idea basti ricordare che negli anni ‘70 il consumo era di 110 litri per persona per anno, quindi, in meno di quaranta anni, abbiamo perso il 62% del consumo interno.Non è una situazione solo italiana, ma di tutti i Paesi europei tradizionali produttori, dei quali si salva solo il Portogallo che negli ultimi 5 anni non cala, mentre la Spagna scende dai 29,4 litri del 2007 agli attuali 21,8 (-25,8%) e la Francia passa da 52 a 47,4 litri (-8,8%).Per quanto attiene i diritti d’impianto, in effetti, sono diverse le voci che girano, ma ancora nessuna certezza. La situazione rimane quella illustrata dal presidente della Commissione agricoltura dell’Unione europea, Paolo De Castro, al recente congresso nazionale Assoenologi. Ossia nel regolamento europeo “consolidato”, ma non ancora approvato, si stabilisce che con la fine del 2015 i diritti cesseranno e diventeranno “autorizzazioni”, dando un periodo di transizione di tre anni, sanciti da regole che il ministero dello Stato membro dovrà emanare.Per chi ha diritti “in portafoglio” nel 2015 essi avranno valore fino al 2023, ossia si potranno utilizzare entro tale data, dopo di che, se le cose non cambiano, decadranno, così come decadranno nel 2018 quelli del 2015 non utilizzati.Il Ministero delle politiche agricole dovrà quindi fissare, con proprio decreto, le regole operative dei passaggi. Allo stato delle cose è stata convocata una prima riunione con le categorie del settore vitivinicolo, ci auguriamo che presto ne vengano convocate altre al fine di contribuire a dipanare questa importante situazione che vede l’Italia più che mai interessata.

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