I vini di Antonella Lombardo e la cucina di Bencò, dalla Calabria un racconto di passione e tradizioni
Scritto da Susanna Schivardi | Pubblicato in recensioni, Vinoway Italia
Bencò Osteria Calabrese ospita i vini di Antonella Lombardo, espressione della Calabria più autentica, nella Locride dove la storia vitivinicola ha avuto inizio secoli fa.
Fu con i greci prima e con i successivi viticoltori poi che a Bianco, frazione di Reggio Calabria, sono arrivate le barbatelle di Greco di Bianco, individuato il secolo scorso dall’agronomo Attilio Scienza, che lo inserisce nel biotipo di Malvasia delle Lipari. Da non confondere con il Greco Bianco, questa varietà è la principale utilizzata da Alessandra Lombardo, titolare dell’omonima azienda che ha preso il via nel recentissimo 2019, prima annata delle bottiglie. Lei, avvocato in carriera di Milano, a un certo punto decide di mollare tutto e trasferirsi nella punta dello stivale, per dare vita a un sogno, partendo proprio da un piccolo appezzamento nella Calabria jonica per arrivare oggi a 5 ettari. Siamo a ridosso sul mare, un terreno calcareo-argilloso, che in foto appare bianchissimo, con dislivello di appena 50 metri, dove la brezza contribuisce a un clima mite e ventilato, che rinforza la sanità delle uve e pulisce dalle malattie. Discrete escursioni termiche fanno il resto, per un’uva bella e buona da portare in cantina ad affinare.
Una pioniera la Lombardo che oggi possiamo conoscere grazie a Manuel Bennardo, titolare di Bencò, osteria calabrese a Roma, e originario di Rossano Calabro in provincia di Cosenza. Un locale ricercato e curato nel dettaglio, che nasce nel 2020 come ristorante gourmet ma ben presto convertito alle tradizioni grazie alla visione di Manuel, molto legato alle sue origini. Dai pezzi di arredo al menù, tutto parla di Calabria, e come farlo al meglio se non attraverso i sapori e i vini, grazie a una carta interamente dedicata alla regione Calabria, unica a Roma.

Antonella Lombardo decide di vinificare varietà come Gaglioppo, Nerello Mascalese, Calabrese Nero, Greco di Bianco, Mantonico e Alicante, questi ultimi due in un disegno di recupero miracoloso di antichissima memoria. Assaggiamo in entrata Greco, Calabria Igt 2022, Greco di Bianco in purezza, vinificato in acciaio, fa criomacerazione e sosta sulle fecce fini per almeno cinque mesi. I lieviti sono indigeni. Come vino base è molto equilibrato, si percepisce un lieve sentore aromatico, al sorso è viva l’acidità e fragrante la lunghezza in bocca grazie ad una persistente sapidità. Un gran bel vino grazie anche alla pazienza e all’attesa di almeno due anni prima di farlo uscire sul mercato.
Si abbinano bene i piatti proposti come antipasto, le polpette di melanzane, la tipica ‘nduja, e le alici scattiate. Il tutto con taralli caldi appena sfornati.

A seguire le bruschette di sardelle, tipiche di Crotone, che aprono la strada al secondo vino, Particella 58, Calabria Igt Bianco 2022, da un’unica vigna di un ettaro, chiamata appunto particella 58 al catasto. Se ne fanno 1300 bottiglie, si utilizza la criomacerazione, l’affinamento avviene in acciaio e poi passa un anno sulle fecce fini. Al naso esprime un insolito e piacevole idrocarburo, somiglia a un riesling ma in bocca esprime in pieno la sua mediterraneità, minerale e sapido, inebria con note intense molto territoriali, quasi balsamiche. Il colore è oro intenso, affascinante. Il primo piatto è un’ottima pasta chiamata stroncatura, perché dagli scarti del grano, condita con alici, capperi e pomodori secchi con olive e una manciata di pane grattugiato croccante sopra.
Il Gaglioppo, Calabria Igt Rosso 2020, si comporta come ci aspettiamo. Aoristo, con etichetta nera molto elegante, è un richiamo al territorio, nel nome antichi significati racchiusi in una forma verbale greca indefinita. Un vino senza tempo, un Gaglioppo nebbioleggiante nel colore rosso scarico, trasparente, al naso spezie, finezza, eleganza, verticalità. Affina in parte in acciaio e in parte in tonneau e barrique, il legno non invade. Si percepisce al gusto una parte ematica, acidità marcata, scalpitante e giovane. Il grappolo viene raccolto molto presto, per le temperature ormai elevate del periodo estivo.
Infine, Cheiras, che in greco significa mani. Un passito da Greco di Bianco in purezza, fa un leggero appassimento in pianta poi le uve vanno nei fruttai per venti giorni a temperatura controllata, non all’aperto sui graticci come nella ben nota Lampedusa. Per questo il residuo zuccherino rimane contenuto, i sei mesi in bottiglia lo arrotondano, il colore è tendente all’ambrato, in bocca arrivano spezie dolci, frutta appassita, il sorso è elegante, mai glicerico, espressione leggiadra di un passito che non ti aspetti. Buona l’acidità che lo accompagna perfettamente al tagliere di formaggi offerto a fine pasto, insieme al dolce tipico della zona, gli scoratelli, una pasta di pane fritta con zucchero sopra e spolverata di cannella.

Novità in arrivo per Antonella Lombardo è lo spumante Metodo Classico da uve Mantonico che sosta sui lieviti per 48 mesi, ed è ancora in attesa di uscire sul mercato. Sarà un Brut Nature del 2019 per appena 500 bottiglie.
Ringraziamo per la degustazione, le spiegazioni tecniche e il servizio Domenico Accinni, attualmente sommelier presso Pascucci al Porticciolo.



