Azienda Agricola Barbacàn: una piccola realtà artigianale nel cuore della Valtellina
Scritto da Davide Micheletti | Pubblicato in recensioni vino

Una piccola realtà artigianale e familiare di tre ettari ,in espansione, sulla quale riparto per portar l’attenzione e sottolinearne il primato, perchè il nebbiolo è di montagna , perchè Matteo e Luca sono due giovani vigneron fratelli, informati, con le idee ben chiare, vivide, e soprattutto “naturali”. Unita la personale convinzione con i recenti studi ampelografici , si giunge a conclusione : il pruinoso grappolo di nebbiolo proviene dalla retica valle Tellina, il quale indisturbato per diversi secoli ha avuto momenti di gloriosa vinificazione.
Un vitigno sviluppatosi all’interno di una strategica via di comunicazione che collega la pianura padana con le alpi, toccando Vienna e il suo vasto impero austroungarico passando per la confederazione elvetica.

Un vino talmente apprezzato che nel centro storico di Tirano in una vetusta cantina interrata vi si son ritrovate quaranta botti da 500 HL (in capo ad un unica azienda), tale era la produzione dell’epoca. Fino ai primi anni del novecento la vinificazione ,seppur non florida come un tempo, ben si difendeva. Successivamente verso gli anni cinquanta quasi tutti i terrazzamenti valtellinesi vennero abbandonati lasciando al bosco la progressiva avanzata, lasciando all’incuria del tempo molti muretti a secco. Sul finire degli anni novanta ecco una lenta ripresa, con conseguente ripristino parziale delle eroiche mura e molta legna da ardere nelle decorate stufe di maiolica.
Una battaglia di latitudine e longitudine in cui sottolinear che la valle Tellina, con la sua indipendente e primigena chiavennasca, è il territorio che custodisce ,come una culla primordiale, la miracolosa biodiversità del nebbiolo. Lungo tutto il territorio son presenti un centinaio di biotipi diversi ,come se vi si fosse instaurata una banca genetica. Una valle defilata rispetto alle bieche logiche commerciali, riscoperta tardivamente dal punto di vista vitivinicolo, ha giovato sotto alcuni aspetti al territorio. La favorevole congiunzione ha permesso il preservo di varietà a se’ stanti come Rossola, Brugnola e Pignola , le quali son oggi oggetto di studio ampelografico e genetico.
Con ogni probabilità i vitigni in esame avrebbero dato alla luce come progenie l’attuale biotipo di nebbiolo chiavennasca, elevandoli al grado di genitori. Matteo e Luca in sintonia e sinergia col padre Angelo hanno preservato l’essenza del territorio, coltivando e monitorando un loro personale vivaio con trenta biotipi di chiavennasca diversi. Quest’ultimi scelti in base a criteri di pluralità e biodiversità a scapito dei caratteri considerati oggi dominanti e migliorativi per questioni di vendita commerciale. Infatti il loro approccio è di selezione massale in modo tale da mantener geneticamente il più elevato spettro possibile di caratteri, anche contrapposti fra loro. In un mondo in cui l’omologazione è auspicata, con grande orgoglio la famiglia Sega ha valorizzato il grande lascito dei loro nonni, infatti nelle loro vigne non è raro trovare ceppi prefillosserici . Il caso vuole che Il nome della valle derivi da quello di Teglio, in latino Tellius, ( un antico centro abitato situato nella parte centrale della vallata ove l’epoca romana lo elesse a principal centro abitato ) e che l’azienda con i vigneti siano situati nel comune di Teglio ove la sottozona Valgella la fa da padrona. L’azienda Barbacàn dunque è situata nel cuore storico della valtellina, un privilegio importante a cui voglio attribuire il merito di cotanta casualità alla loro dedizione per l’approccio naturale sia in vigna che in cantina, per la loro artigianalità che riporterà fieramente in alto il nome della viticoltura valtellinese, un’agricoltura concreta senza scorciatoie.
Con grande facilità la mia mano ne può scavare un profondo solco senza il minimo sforzo. La terra è fertile a colpo d’occhio ma la caratteristica che la natura gli ha donato non è casuale, la Valtellina è un territorio montano ove le precipitazioni abbondano e scivolano lungo scoscesi pendii per giunger poi nel fondo valle, precisamente nel fiume Adda. Se la terra fosse argillosa vi sarebbero conseguenti dilavamenti e smottamenti verso valle lasciando sui pendii solo la nuda e fredda roccia.

La composizione del suolo è franco-sabbiosa di origine morenica a reazione acida o sub-acida, dunque i terreni son porosi, traspirano e drenano tutta l’acqua in eccesso e oltre . Tra la terra sciolta vi si ritrovano scisiti e micascisti, gneiss, graniti, e quarzi ; quindi rocce disgregate lamellari derivate dalla recente orogenesi alpina. Radici, micorrize e minerali del suolo conferiranno il corredo “salino” del nebbiolo valtellinese. Nei vari appezzamenti crescono spontanee erbe comuni e singolari come la mandragora, l’atropa belladonna, assenzio, lavanda, tarassaco, origano, timo, menta e il fico d’india croce e delizia dei vignerons valtellinesi. Ebbene quest’elenco non è casuale e il ritrovamento di esse interfila è rimasto pressoché costante. Le caratteristiche comuni di queste piante sono : grossi rizomi fittonanti, crescita su terreni acidi o sub-acidi, ariosi, freschi, poco fertili, erbe resistenti al freddo ma che non disdegnano il calore, erbe bisognose di terra asciutta e di venti costanti come la breva e il tivano che in valle sempre fluiscono dal lago e viceversa, terreni ricchi di magnesio , potassio, e calcio ma poveri di azoto , erbe ove la fascia altimetrica si posiziona tra i trecento e i mille metri.
Queste caratteristiche si sposano perfettamente con la descrizione del suolo appena intercorsa , il terreno scistoso possiede un Ph acido o sub-acido, i fittoni crescono e aiutano il terreno a rimaner poroso e traspirante , il terreno è sassoso, sabbioso, asciutto, calcareo con la giusta percentuale di humus per esser fertile. Ritroviamo quindi le condizioni ideali per la crescita di tal erbe, inoltre i vigneti dell’azienda hanno terreni ben soleggiati ad un’altezza di cinquecento metri. La natura è formidabile, Matteo e Luca la amano, la rispettano e la lasciano libera di esprimersi , di trovar il suo equilibrio. L’uomo deve solo assecondare la riuscita che la natura prepara. Il portainnesto usato è il 420A ,è poco vigoroso ma longevo , ha bisogno di terreni asciutti richiedendo poco alla terra e restituendo altrettanto all’innesto. Ancora una volta le caratteristiche del terreno scelgono ciò che l’uomo ha selezionato nel tentativo di assecondare la natura creando una perfetta sinergia vitale.
Non posso dimenticare la quantità di acqua che scorre fra i vari terrazzi, in alcuni punti sottoforma di cascata ove vecchie varietà di albicocco crescono in sintonia con ulivi e noci. L’acqua non è mai utilizzata per irrigar le vigne e il concime è riservato solo alle fragili barbatelle. Inoltre il concime utilizzato è il guanito, rispettoso e delicato, comunque mai utilizzato nella fase di maturazione della vigna, la quale spingerebbe sull’accrescimento vegetativo-fogliare, ritardando e danneggiato la maturazione del grappolo. In vigna l’azienda Barbacàn utilizza zolfo e rame ,solo se serve, in dosi minime con conseguente messa al bando di pesticidi , erbicidi ed antibotritici che causerebbero arresti di fermentazione con residui dannosi nel vino.
La fermentazione progredirà in acciaio e successivamente i mosti svolgeranno la fermentazione malolattica spontanea in legno per diversi mesi. Inoltre vi è anche una botte da venti ettolitri in cui sta finendo l’affinamento il cru Pizamej , a breve verrà imbottigliato. La scelta della dimensione dei legni come ogni piccola azienda che si rispetti incontra problemi di gestione degli spazi, in quanto la cantina è ristretta, la quantità di vino limitata e nessuna botte può rimaner scolma. Lo sforzo profuso in vigna rispecchia con coerenza la cantina, infatti la trasformazione dei mosti può avviarsi tranquillamente alla fermentazione spontanea.
Analizzando l’andamento di diverse annate, i cru di provenienza e saggiando l’alta qualità dei mosti in affinamento , ci si rende conto di quanto sia importante l’approccio massale. Tal selezione crea mosti caratterizzati , ben diversificati ma soprattutto porta con sè maggior equilibrio e quindi la miglior autodifesa a cui un vino può assurgere. L’esperienza riservataci sarà un percorso sviscerato fra diversi campioni di vasca, di differenti millesimi e cru. Gli assaggi comprendono il rosso di Valtellina 2016 e due cru, SÖL e PIZAMEJ del 2015. Due anime distinte, l’una possente l’altra leggiadra e floreale, entrambi luminosi nella loro essenza. L’azienda tra qualche anno imbottiglierà uno sforzato mentre una riserva è già in affinamento!

A mio parer il SÖL (suolo) è una delle più sincere espressioni valtellinesi in cui le umide rocce dai ferruginosi sentori caratterizzano il sorso e ne indicano la provenienza. Un saluto e un abbraccio a tutta la famiglia , a presto azienda Barbacàn!



