Nel 2026 per le cantine possibile unire due novità: Zes prorogata da sfruttare anche per investimenti inerenti impianti per il vino dealcolato
Scritto da Antonio Pinto | Pubblicato in fatti, vino
La Legge finanziaria approvata il 30.12.25 contiene il rifinanziamento del credito d’imposta per investimenti nella Zona economica speciale del Mezzogiorno (ora esteso anche a Umbria e Marche) entro un limite di spesa fissato in 2,3 miliardi di euro per il 2026. Inoltre si è intervenuti per rimediare almeno parzialmente al taglio del credito d’imposta per le aziende che hanno effettuato investimenti nel 2025.
A fronte dell’alto numero di richieste in rapporto alla dote disponibile, l’agenzia delle Entrate aveva applicato un coefficiente di riparto che ha ridotto la percentuale di credito effettivamente spettante rispetto all’importo richiesto. L’automatismo dell’incremento è certo per le imprese agricole, che vedono elevate al 58,7839% (micro e Pmi) le percentuali del credito di imposta in precedenza comunicate dall’Agenzia delle Entrate. Contemporaneamente, anche il credito d’imposta per la Zes unica a favore del settore della produzione primaria di prodotti agricoli e della pesca e dell’acquacoltura è stato prorogato al 2026.
Oltre alle già citate misure relative alla Zes, alle imprese agricole viene concesso un credito d’imposta fino a settembre 2028 nella misura del 40% per gli investimenti in beni strumentali nuovi fino a 1 milione di euro. La dote è però solo di 2,1 milioni per il 2026. Un’ulteriore misura riguarda il rinnovo anche per il 2026, con alcune limitazioni, del regime di agevolazione Irpef dei redditi dominicali e agrari relativi ai terreni dichiarati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.
Il 29.12.25 è stato emanato il Decreto interministeriale (Mef-Masaf) che definisce il regime fiscale e le accise per la produzione di vino senz’alcol o a ridotto contenuto alcolico e, in particolare, la tassazione dell’alcol ottenuto dai processi di dealcolazione. Il provvedimento, inoltre, regola il rilascio del titolo autorizzatorio per la produzione e conservazione del prodotto, contempla gli adempimenti amministrativi e ne regola la movimentazione. Una misura attesa dai produttori italiani che fornisce al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati.
Le norme mettono a disposizione delle cantine un nuovo strumento per collocare sui mercati, sia interni che esteri, un nuovo prodotto che può generare ricavi importanti, se si considera che la domanda di vini a bassa gradazione non è una moda passeggera ma una scelta di consumo precisa per molti clienti. Secondo l’Osservatorio dell’Unione italiana vini il comparto dei vini NoLo (ovvero No alcohol oppure Low alcohol quindi a gradazione alcolica ridotta) è uno dei pochi a crescere all’interno del settore vino. L’attuale mercato dei vini NoLo al mondo vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere quota 3,3 miliardi entro il 2028 con un tasso annuo di crescita medio dell’8%.
In sintesi nel 2026 sarà possibile per le cantine combinare queste due novità positive per investire su un’innovazione ed ampliamento del prodotto offerto che può dare una spinta ai fatturati.



