Feudo Montoni: azienda che onora la Sicilia e la vitivinicoltura nazionale
Scritto da Maria Antonietta Pioppo | Pubblicato in recensioni vino
Terre vocate per storia secondo quanto aveva già scritto Andrea Bacci bel ‘500, elogiando le qualità delle stesse. E terre le cui potenzialità furono carpite prima dal nonno e poi dal padre di Fabio.
Quest’ultimo è anima e cuore della cantina che oggi è diventata uno dei fiori all’occhiello dell’enologia siciliana. Pioniere e paladino di Montoni. Sireci ha puntato, seguendo la linea del terroir, sui vitigni autoctoni: il Catarratto, la varietà più coltivata in Sicilia e una delle più antiche, il Grillo, l’Inzolia, il Nero d’Avola, il Nerello Mascalese e il Perricone.

E proprio sul Perricone, vitigno di difficile maturazione, il patron di Feudo Montoni ha puntato in tempi non sospetti, realizzando un vino dalla grande personalità, con un tannino quantitativamente presente, una notevole freschezza e, dall’altra parte, l’alcolicità. La sua idea era quella di rivalorizzare questa varietà per anni bistrattata nonché utilizzata in blend per produrre i grandi rossi siciliani. Un’idea diventata emblema di un lavoro, di un impegno e soprattutto di riscatto territoriale, opera completata anche con le versioni di Nero d’Avola, Grillo e Catarratto. Dal Grillo, figlio dello Zibibbo e dal Catarratto, nasce il passito bianco.

Una produzione di 2500 bottiglie che realizza un desiderio: il ricordo del passato e di un passito che Sireci Senior amava degustare insieme alla cubaita, tipico dolce siciliano croccante preparato con mandorle, miele e semi di sesamo. Partendo dalla tradizione del passito e dunque dal metodo dell’essiccamento al sole, prende forma questo vino dalle note dolci ma dalla spalla acida importante.



