Terra dei Re: precisione enologica e identità vulcanica nel cuore della Basilicata

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Nel cuore roccioso della Basilicata, il vino diventa linguaggio profondo. Non semplice prodotto della terra, ma sintesi di visione, memoria e autenticità. Terra dei Re incarna tutto questo.

Un progetto enologico nato nel 2000 dall’unione delle famiglie Rabasco e Leone, sulle pendici del Monte Vulture, con un obiettivo chiaro e coraggioso, recuperare la tradizione vitivinicola del territorio e affiancarla a una vinificazione moderna, elegante, rispettosa.

Alla base di questa avventura non c’è solo una scelta imprenditoriale, ma un atto di fede e di cuore. Una storia che ha il sapore del miracolo, un neonato in gravissime condizioni di salute, nella notte di Natale, viene immerso in un catino di vino Aglianico riscaldato. Poco dopo, contro ogni previsione, torna a respirare. Quel gesto arcaico, istintivo, quasi sacrale, segna l’inizio simbolico di Terra dei Re: da quel momento, il vino diventa custodia della vita, ponte tra passato e futuro, promessa di resistenza e di rinascita.


Conosco il lavoro di questa cantina da anni, e ne ho seguito passo dopo passo la crescita, apprezzandone coerenza, ambizione, profondità. Dall’Aglianico del Vulture, trattato con rispetto e intelligenza, al Pinot Nero coltivato in alta quota — sfida tecnica e poetica allo stesso tempo — ogni etichetta porta con sé un messaggio chiaro: qui il vino è una forma di pensiero.

Nel cuore pulsante di questa realtà c’è Grazia Rabasco, donna di straordinaria sensibilità e determinazione, vera anima dell’azienda. A lei si deve la guida ispirata di un progetto che tiene insieme radici e futuro, rigore e accoglienza, visione e calore umano.

L’Aglianico del Vulture, qui, si esprime in forma profonda e coerente con il territorio: suoli vulcanici, altitudini generose, un clima che scolpisce la struttura e ne definisce il passo. Ma ciò che colpisce è l’equilibrio, tannini ben gestiti da una tecnica capace di lasciarne l’autorevolezza, ma di appagare il sorso, donando eleganza e ritmo.

Tra le etichette più rappresentative spicca il “Nocte”, nato da vendemmia notturna: un Aglianico dal profilo scuro e vibrante, che parla la lingua della terra ma la sublima in forma liquida e sensuale.

E poi c’è il “Vulcano 800”, Pinot Nero coltivato a 800 metri d’altitudine nella contrada Calata delle Brecce. Una sfida che ha il sapore dell’utopia e il risultato dell’intuizione: un vino fine, dal profilo nordico ma radicato, che non imita, ma reinterpreta con voce propria. La versione metodo classico rosè, è una delle più riuscite espressioni di Pinot Nero in Lucania, vibrante, sorprendente, dal sorso nitido e raffinato.

Nocte 2020 e Vulcano 800 Rosè, lo scorso anno sono stati premiati da Vinoway con il punteggio di 5 way Stella, rispettivamente 97/100 e 95/100.


La cantina, completamente interrata a 25 metri nella roccia vulcanica, accoglie le botti e le pupitre in un silenzio quasi monastico. Qui, il tempo affina, decanta, costruisce. Dal 2018, l’esperienza e la visione dell’enologo Riccardo Cotarella hanno dato ulteriore slancio qualitativo, rafforzando l’identità stilistica di ogni vino.

Scrivere di Terra dei Re oggi non è per me un semplice atto professionale. È una restituzione affettiva. Perché in ogni sorso dei loro vini ritrovo l’Italia che amo raccontare, fatta di coraggio, di storie vere, di donne e uomini che non si arrendono al mercato ma lo attraversano con autenticità.

E Terra dei Re, grazie alla visione di Grazia Rabasco, è questo, una storia che nasce da un respiro ritrovato e diventa respiro collettivo. Una voce lucana che ha scelto di non urlare, ma di emozionare. Un vino che non si esibisce, ma si ricorda.

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