Di Albert Mann e una sera tra amici

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Parlare di Domaine Albert Mann potrebbe sembrare scontato e chi è dentro al mondo enologico sa benissimo di che cosa sto parlando.
A spingermi comunque su questa strada è che due bottiglie del noto produttore sono finite inaspettatamente tra le mie mani e quelle di due colleghi in una sera in cui i piani erano ben altri.

Tutto principia quando, perdendomi per strada verso una nota manifestazione enogastronomica romana, arriviamo tardi all’evento, complici anche le lunghe file d’attesa che avevano ulteriormente diminuito il tempo a nostra disposizione.

Dopo aver aspettato a lungo, proprio quando toccava a noi varcare l’ingresso, propongo ai miei due colleghi un cambio repentino di programma. 

Ho chiesto loro se, per una sera, potevamo prenderci del tempo e bere in compagnia, mettendo da parte la “mania professionale” di dover degustare e prendere nota di tutto.

Finiamo così in tutt’altra zona di Roma, in una bianca enoteca vicino al Colosseo. 

Non bevendo da molto tempo in modo ‘spensierato’ apriamo la carta dei vini e decidiamo di scegliere in base al cuore: qui il nome di Albert Mann fa capolino tra i vini bianchi d’Alsazia.

Prendiamo così il suo Pinot Gris Cuvée Albert 2011. 

I nostri occhi, i nostri sorrisi erano diversi dal solito: era cominciata una serata dei vecchi tempi, di quelle in cui conoscevamo poco del vino e il bello era proprio goderselo senza analizzarlo. 

Sorso dopo sorso, parola dopo parola, la bottiglia finisce tra i racconti di progetti e speranze.  Non ci arrendiamo e ordiniamo così anche il Riesling Cuvée Albert 2012, con tanto di simpatico rimprovero della Sommelier, la quale ci fa notare che forse avremmo dovuto invertire l’ordine d’acquisto per le ‘distinte aromaticità dei vitigni’.

Sì, lo sapevamo e non ce n’è importato nulla, eravamo lì con la consapevolezza che quella sera il vino sarebbe stato abbinato a quattro chiacchiere e niente più.

Non abbiamo discusso nemmeno un secondo di aromi, sentori o di quale dei due fosse più fresco. Il vino stava facendo silenzioso il suo lavoro di renderci spensierati; grazie al cielo i ricordi non sono svaniti nel sonno e le qualità di quelle etichette sono rimaste impresse nella mente anche il giorno seguente.

Per questo motivo posso dire tranquillamente che Il Pinot Gris ha inaugurato la serata con aromi di nocciola, ananas, miele di acacia; che in bocca si è conquistato la scena con un’ottima struttura fatta di freschezza e spiccata lunghezza e che il suo lieve residuo zuccherino lo ha reso ancora più ruffiano. 

O continuare asserendo che il Riesling ha retto bene il testimone nonostante il naso meno complicato, orientato su fiori gialli e agrumi, vivacizzando comunque il fine serata con l’indomabile freschezza. 

Due grandi bottiglie che hanno saputo occupare un posto all’interno del nostro incontro, quasi fossero sedute al tavolo con noi, questa volta in modo discreto…

Ecco, la verità è che non ho avuto mai intenzione di parlare di Albert Mann in questo breve articolo. 

L’ho usato solo come pretesto per ricordare – non solo a me – che ognuno di noi in funzione di blogger, vignaiolo, enologo, sommelier o commerciante con buona probabilità avrà iniziato il suo percorso spinto dalla passione.

Dovremmo ricordarcelo più spesso perché, ahimè, gli affari, le opportunità, il duro lavoro ogni tanto prendono il sopravvento anche in quelle serate che dovrebbero invece passare così, senza un perché. 

Questo è il motivo per cui, una volta ogni tanto, dovremmo semplicemente fermarci a bere e niente più, restituendo al vino la sua originaria funzione.

Prosit.

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