Divieti sull’alcol: un disastro economico per Ho.Re.Ca. e produttori italiani

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Negli ultimi mesi, in molte città italiane, sono entrate in vigore ordinanze che limitano la vendita e il consumo di bevande alcoliche.

Provvedimenti nati con l’obiettivo dichiarato di tutelare la sicurezza, i minori e la vivibilità urbana. Intenti nobili, che come Vinoway non possiamo che condividere nei principi.

Solo ieri abbiamo pubblicato un articolo dedicato alle ordinanze repressive, che ha ottenuto una notevole attenzione da parte degli addetti ai lavori e dei tanti appassionati di enogastronomia.

Le reazioni ci hanno confermato che il tema è sentito e che la preoccupazione è reale: non si tratta di una battaglia di parte, ma di un problema che riguarda l’intera filiera e la società nel suo insieme.

Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Pescara e molte altre città hanno adottato limitazioni sugli orari di somministrazione e sull’asporto di alcolici.

  • In alcuni casi si tratta di divieti post-mezzanotte.
  • In altri, come a Pescara, le restrizioni si estendono addirittura dalle 17:00 alle 6:00 del mattino.

Queste fasce orarie coincidono con i momenti in cui bar, ristoranti, wine bar e cocktail bar generano gran parte del loro fatturato: aperitivo, cena, dopocena.

Colpirli significa colpire il cuore economico e sociale della convivialità italiana.

L’analisi effettuata da Vinoway, ponderando i diversi tipi di restrizioni, mostra dati allarmanti:

  • Esercenti (bar, ristoranti, locali): perdita stimata –1,46 miliardi €/anno.
  • Produttori di vino, birra e spirits: perdita stimata –365 milioni €/anno.
  • Totale filiera: quasi –1,8 miliardi €/anno.

Dietro questi numeri ci sono oltre 20.000 locali, decine di migliaia di lavoratori e centinaia di aziende produttrici che rischiano di vedere ridursi drasticamente i propri ordini dal canale Ho.Re.Ca.

Il vino e l’ospitalità non sono un vizio da reprimere, ma un patrimonio culturale, economico e sociale da custodire.

Non si tratta di negare che esistano problemi di degrado o consumo irresponsabile, ma di affrontarli con strumenti mirati e proporzionati.

Vinoway ritiene necessario passare dalle denunce alle proposte e suggerisce un percorso chiaro:

Tavolo Nazionale Permanente

Un organismo che riunisca istituzioni, associazioni di categoria, produttori e ristoratori per definire regole stabili e condivise, superando la giungla delle ordinanze locali.

    Carta della Responsabilità Condivisa

    Un protocollo nazionale con impegni precisi per i locali (formazione del personale, divieto assoluto ai minori, sistemi di controllo), in cambio della fine delle restrizioni indiscriminate.

    Educazione e Consapevolezza

    Campagne nazionali rivolte ai giovani e al grande pubblico sul bere consapevole: il vino e le bevande alcoliche come cultura e misura, non come abuso.

    Premiare chi fa bene

    Incentivi per chi adotta pratiche virtuose nella gestione e nella comunicazione.

    Controlli mirati, non divieti generali 

    Maggiore presidio nelle aree sensibili e sanzioni severe a chi trasgredisce, senza penalizzare l’intero settore.

    Tutela del Turismo e dell’Immagine Italiana

    Ogni provvedimento deve considerare l’impatto sull’attrattività del Paese: il vino e l’enogastronomia sono ambasciatori del nostro brand nel mondo.

    Oggi i Sindaci possono emanare ordinanze contingibili e urgenti (art. 50 e 54 del TUEL), ed è per questo che ogni città stabilisce regole diverse, creando un mosaico confuso e penalizzante.

    Il Parlamento potrebbe approvare una legge quadro nazionale sugli orari e sulle modalità di vendita di alcolici, fissando criteri minimi uniformi e lasciando ai Comuni solo margini di adattamento.

    Non sarebbe una limitazione delle autonomie locali, ma una garanzia di equilibrio:

    • regole certe per esercenti e produttori,
    • tutela reale per cittadini e minori,
    • stop a divieti sproporzionati come quello di Pescara (17–06).

    È una proposta giuridicamente fattibile e politicamente necessaria, che molte associazioni di categoria invocano da anni.

    Vinoway non vuole porsi in contrapposizione sterile con le istituzioni, ma lancia un appello al dialogo e alla responsabilità condivisa.

    Difendere l’Ho.Re.Ca. e i produttori significa difendere lavoro, famiglie, territori e la stessa immagine dell’Italia nel mondo.

    La nostra missione, come Vinoway, è chiara: tutelare i produttori, gli esercenti e tutti coloro che operano nel mondo dell’enogastronomia, che lavorano con qualità e correttezza, affinché possano continuare a rappresentare l’eccellenza italiana senza essere schiacciati da misure ingiuste e inefficaci.

    Non basta dire “no ai divieti”: occorre dire “sì a regole giuste, chiare e condivise”.

    È questo il cambio di passo che chiediamo, ed è questo il contributo che vogliamo offrire come voce  del settore.

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