G. R. A. S. P. O., i vitigni reliquia

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l 2023 per il mondo della viticoltura sarà ricordato come anno “horribilis”, poiché le condizioni climatiche del mese di maggio e giugno hanno favorito l’insorgere della peronospora, malattia della vite che ha causato in ambito nazionale italiano perdite di raccolto significative, con percentuali che si aggirano complessivamente fra il 30% – 40%, ma che in alcune zone hanno dato una perdita del 95%. Tutto questo per chi coltiva in biologico ha assunto proporzioni disastrose che si proietteranno anche per gli anni a seguire.

Allo stesso tempo se coltivare in biologico o utilizzando i prodotti necessari in maniera coscienziosa per debellare malattie e/o parassiti delle piante di vite risulta poco efficace, soprattutto con i continui cambiamenti climatici, proprio dalla natura si possono avere le potenziali soluzioni. Molti vitigni che antecedentemente venivano tenuti in scarsa considerazione e che per l’appunto corrono il pericolo di estinguersi (per molti il rischio è altissimo), stanno dando interessanti risultati per la loro resistenza a diverse ampelopatie.

Proprio nell’edizione del 2023 alla VINIMILO si è tenuto un convegno sui vitigni reliquia, per darne una maggiore conoscenza e di come vengano portati avanti le ricerche e gli studi ed in alcuni casi le micro vinificazioni ottenute. Il progetto chiamato G. R. A. S. P. O. (Gruppo di Ricerca Ampelografica Sostenibile per la Preservazione dell’Originalità e biodiversità vitivinicola) inizia qualche anno fa su idea e volontà di tre enologi (Aldo Lorenzoni, Luigino Bertolazzi, Giuseppe Carcereri De Prati) che per l’appunto vogliono preservare e recuperare dei vitigni ormai tenuti in scarsa considerazione, ma che allo stesso tempo proprio grazie ad alcuni produttori che a loro insaputa (in alcuni casi), oppure denotando delle particolarità in alcuni ceppi di vite sono stati custoditi e portati avanti, dando la possibilità di studi e nel caso di avere un quantitativo di piante cospicuo, poter effettuare delle micro vinificazioni per valutare il vino che si ottiene.

Da questo G. R. A. S. P. O. inizia con il fissare quattro punti base che sono:

1. identificare, catalogare e verificare vitigni antichi e minori a livello nazionale e internazionale;

2. sostenere e promuovere l’identità di questi vitigni, della loro storia e dei diversi sistemi di coltivazione;

3. attivare azioni di studio di ricerca per la valorizzazione di questi vitigni;

4. coordinare iniziative tecnico – scientifiche e culturali tese al recupero e alla loro valorizzazione anche in sintonia con enti e istituzioni. Favorire in questi areali la presenza dell’uomo, la conservazione dell’ambiente, dei vecchi vigneti e delle antiche forme di allevamento, della tutela del paesaggio e del mantenimento di un tessuto sociale e culturale presupposto per l’attivazione di processi di sviluppo rurale.

Leggendo i quattro punti si capisce che tipo di lavoro è necessario fare e portare avanti, ma proprio alle varie forme di collaborazione fra le parti (Enti, enologi, produttori, etc.), il tutto viene reso possibile poiché come è stato detto prima l’utilità di un progetto simile può fornire vantaggi a tutti e per tante cose. Certo il poter recuperare (ove possibile) i vitigni che sono a rischio estinzione (medio – alto – altissimo) non è dei più semplici, poiché richiede ricerche e conoscenze storiche attraverso i viticoltori più anziani che possono fornire notizie (dal tipo di uva che produce, alle malattie alle quali è maggiormente soggetta), oltre a quanto si riesce a trovare nei manoscritti, al fine di sapere di come venisse chiamato il vitigno. A questo va aggiunta l’eventuale fase riproduttiva (sempre che sia possibile) che deve essere quanto più accurata per selezionare i ceppi che non abbiano virus e/o malattie, al fine di avere una riproduzione integra. Aggiungiamo le possibilità che durante la fase di riproduzione (del vitigno raro) vi sia una lieve mutazione del D. N. A. (cosa possibile dovuta a diverse variabili), dà un quadro di quanto sia una vera e propria impresa preservare e cercare di non fare estinguere questi vitigni.

Il potenziale rischio di estinzione (medio – alto – altissimo) viene dato sulla base di diversi parametri e di variabili, che richiedono studi approfonditi a seconda di diverse caratteristiche, ma che tramite uno schema può essere reso di facile comprensione

Fattori di rischioDescrizioneQuantificazioneGrado di rischioValore

Viticoltori che mantengono il vitigno
Numero di viticoltori/aziende>10Basso1
3 – 10Medio2
<3Alto3
Età media dei viticoltori<40 anniBasso1
40 – 70 anniMedio2
>70 anniAlto3

Intensità di coltivazione del vitigno
Numero totale di piante coltivate5000 – 15000Basso1
1000 – 5000Medio2
<1000Alto3
Superfici occupate(considerando 5000 piante/ha)1 – 3 haBasso1
< 1 haMedio2
< 0,2 haAlto3
Distribuzione delle superfici coltivate del vitignoAreali di coltura differenziati per caratteristiche agro – climatiche>3Basso1
2 – 3Medio2
1Alto3
Impatto commercialeProdotti rientranti (anche secondariamente) in D. O. P. o I. G. P.
Basso1
Prodotti locali non rientranti in D. O. P. o I. G. P.Medio2
Prodotti per consumo familiareAlto3
Propagazione materialeSul mercato vivaistico locale
Basso1
Raramente propagatoMedio2
Quasi mai propagatoAlto3
Registrazione Nazionale Varietà di vite e classificazione (regioni, provincie, bacini viticoli)Vitigno iscritto e classificato
Basso1
Vitigno di prossima iscrizione e classificazioneMedio2
Vitigno non iscritto e classificatoAlto3
Conservazione ex situNumero di collezioni che ospitano il vitigno>2Basso1
1Medio2
nessunoAlto3
Numero medio di piante in collezione>5Basso1
4 – 5Medio2
<3Alto3

La tabella è molto intuitiva, dall’ultima colonna nel quale viene espresso un valore (che va da 1 a 3) ricavato tenendo conto di altri parametri (numero di piante, superfici vitate, etc. ) che indica il potenziale di rischio di estinzione. Più alto sarà il valore ottenuto, maggiori saranno le probabilità che il vitigno sia a rischio di estinzione altissimo, viceversa se il risultato ottenuto sarà basso, individuerà un vitigno che è con un rischio di estinzione basso. Va evidenziato come nelle varie voci vi sia quella della coltivazione in situ o in ex situ, dettaglio importante che quando è possibile attuarlo (ovviamente in situ) agevola notevolmente gli studi ed a sua volta le fasi di micro vinificazione, sia per non snaturare la pianta dal suo luogo originario ed allo stesso tempo evitare potenziali cambiamenti genetici del ceppo di vite per adattarsi meglio a nuovi ambienti.

Con questo progetto si può avere la salvaguardia di vitigni del passato per eventuali vini del futuro. Diversi sono stati i vitigni dai quali è stato possibile fare delle micro vinificazioni, fra di cui un vitigno etneo a bacca bianca che (purtroppo) allo stato attuale viene coltivato a Marsala e che già in passato veniva chiamato Facci lorda, ovvero Faccia sporca. Questo vitigno originario della zona di Randazzo, pur essendo coltivato in un territorio totalmente differente, riesce a dare un vino con una buona freschezza e con un bouquet ricco e molto piacevole. Il poterlo riportare nei luoghi d’origine, con terreni e condizioni climatiche differenti diranno qualcosa in più sulle effettive potenzialità di questo vitigno (che probabilmente potrebbe dare un vino migliore rispetto a quello ottenuto fino ad ora) ed allo stesso tempo fornire gli esiti dovuti e sperati al progetto G. R. A. S. P. O., così come molti altri vitigni rari che si trovano nelle altre regioni italiane.

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