Masseria Li Veli: l’eleganza della famiglia Falvo al servizio dell’identità del Salento
Scritto da Davide Gangi | Pubblicato in territorio, vino
La Puglia del vino rappresenta oggi una delle storie più affascinanti dell’evoluzione enologica italiana.
Una terra che negli ultimi decenni ha avuto la capacità di cambiare passo, lasciandosi alle spalle vecchi luoghi comuni e conquistando una nuova consapevolezza fondata sulla qualità, sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e sulla forza della propria identità.
Un cambiamento che non nasce mai per caso.
Dietro ogni grande trasformazione ci sono persone, famiglie e imprenditori capaci di vedere oltre il presente, immaginando nuove strade quando ancora non tutti riescono a percepirne il valore.
Tra queste realtà troviamo la famiglia Falvo.
La storia di Masseria Li Veli affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento, quando il Marchese Antonio de Viti de Marco, economista di fama internazionale e Deputato del Regno d’Italia, decise di dare vita a un progetto estremamente innovativo per l’epoca.

Su una struttura preesistente, probabilmente risalente al Seicento, nacque una masseria-cantina unica nel suo genere. Il cuore dell’azienda, che arrivava a estendersi per circa 600 ettari dall’agro di Cellino San Marco fino alle rive del Mare Adriatico, non era pensato come una tradizionale masseria pugliese destinata a diverse colture agricole e all’allevamento, ma come un vero centro dedicato alla produzione vitivinicola.
La visione del grande economista leccese era ambiziosa: creare un modello capace di diventare un punto di riferimento per lo sviluppo della viticoltura pugliese. E così fu. Masseria Li Veli rappresentò per anni un esempio di modernità e organizzazione produttiva, anticipando una concezione di azienda vitivinicola molto vicina a quella contemporanea.
Dopo la scomparsa del Marchese de Viti de Marco nel 1943, quella grande intuizione perse progressivamente forza e la Masseria attraversò una lunga fase di rallentamento. Nel 1999, a circa un secolo dalla sua nascita, un gruppo di investitori guidati da una storica famiglia del vino toscano decise di acquisirla e rilanciarla, riconoscendo nella Puglia una terra dalle enormi potenzialità.
Il progetto ebbe però bisogno ancora di tempo per trovare la sua piena realizzazione. La svolta definitiva arrivò nel 2008, quando Edoardo e Alfredo Falvo decisero di raccogliere quell’eredità e dare concretezza a un sogno rimasto troppo a lungo sospeso. La famiglia Falvo arrivava in Puglia con un importante bagaglio culturale ed imprenditoriale costruito nel tempo.
Le radici del loro percorso vitivinicolo affondano infatti in Toscana, dove il nome Falvo è stato profondamente legato alla crescita e all’affermazione di Avignonesi di Montepulciano, realtà diventata sotto la loro guida un riferimento internazionale contribuendo alla valorizzazione del Vino Nobile di Montepulciano nel mondo.
Portarono nel Salento questa esperienza, ma con un grande merito: non cercarono mai di trasformare la Puglia in Toscana. Scelsero invece di ascoltarla.
La nuova sfida partì dalla valorizzazione dei grandi vitigni identitari del territorio come Negroamaro e Primitivo, ma anche dal recupero di varietà meno conosciute e di straordinario valore come Verdeca, Susumaniello, Malvasia Nera e Aleatico. In pochi anni quell’antico progetto immaginato più di un secolo prima riprese vita: crebbero i vigneti, aumentò la presenza sui mercati e soprattutto si consolidò una precisa identità qualitativa.
Oggi Masseria Li Veli è considerata una delle realtà più rappresentative della nuova viticoltura pugliese. Entrarci significa percepire immediatamente il valore della memoria. Non è semplicemente una cantina. È un pezzo della storia agricola salentina.
Un luogo dove il fascino autentico della Puglia incontra quella raffinata eleganza toscana che appartiene profondamente alla cultura e alla storia della famiglia Falvo.
Visitando questa masseria si avverte un equilibrio raro. Da una parte il carattere forte e sincero del Salento, fatto di pietra, luce, vento e radici profonde. Dall’altra quella capacità di accogliere con stile, misura e naturalezza che richiama la grande cultura dell’ospitalità toscana. Un’eleganza mai ostentata fatta di dettagli, sensibilità e attenzione verso l’ospite.
Ed è proprio questa fusione tra anima salentina e cultura toscana che rende Masseria Li Veli un luogo diverso: non una semplice azienda vitivinicola, ma una casa del vino dove territorio, famiglia e bellezza dialogano continuamente.

Negli anni ho avuto il piacere di conoscere personalmente la famiglia Falvo e di apprezzare il loro modo di interpretare questo mondo. Ogni incontro mi ha confermato quanto dietro una grande azienda ci siano prima di tutto persone, sensibilità e una visione chiara. Oggi questa storia continua attraverso una nuova generazione.
Edoardo e Alfredo Falvo, insieme al cugino Alessandro, rappresentano la continuità di questo percorso costruito con passione, competenza e grande senso di responsabilità. Ho avuto modo di confrontarmi più volte con lui e ho sempre percepito in lui una caratteristica fondamentale: l’equilibrio. Equilibrio nell’ascoltare. Equilibrio nel comunicare. Equilibrio nel comprendere che un territorio non va mai forzato, ma interpretato.
A rendere ancora più solido questo progetto troviamo una conduzione enologica di altissimo livello affidata a Pier Paolo Chiasso e Riccardo Cotarella. Due professionisti che rappresentano l’eccellenza dell’enologia italiana. La loro interpretazione si inserisce perfettamente nella filosofia della famiglia Falvo: accompagnare il territorio, non sovrastarlo. Perché la vera grandezza dell’enologia consiste nel permettere alla terra di raccontare la propria identità.
Nei vini ritroviamo proprio questo equilibrio: precisione, eleganza e autenticità mediterranea. Tra le intuizioni più significative troviamo sicuramente il progetto Askos. Non soltanto una linea di vini, ma un manifesto culturale dedicato al recupero e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni pugliesi.
Un modo per proteggere un patrimonio genetico, agricolo e culturale. Tra questi il Susumaniello rappresenta una delle espressioni più affascinanti. Un vitigno antico che Masseria Li Veli ha saputo riportare all’attenzione attraverso una interpretazione moderna e identitaria.
Il Susumaniello Askos dimostra come la Puglia sia pronta a raccontarsi attraverso nuovi linguaggi: eleganza, profondità e riconoscibilità. Lo stesso pensiero accompagna il Negroamaro, simbolo del Salento, e naturalmente il Primitivo, interpretato attraverso equilibrio e rispetto della propria origine.

Ma il futuro della Puglia passa anche attraverso una nuova consapevolezza sui vini bianchi e rosati. Una Puglia capace non solo di intensità e profondità, ma anche di freschezza, dinamismo e grande versatilità.
Il percorso qualitativo dell’azienda è stato seguito con grande attenzione anche da Vinoway. L’azienda è presente da diversi anni nella guida Vinoway Selection grazie alla qualità e alla costanza dimostrata attraverso vini capaci di distinguersi per identità, precisione e capacità di emozionare. Per Vinoway è sempre stato fondamentale valorizzare aziende che non si limitano a produrre grandi vini, ma che riescono a raccontare un percorso, una famiglia e una filosofia. E Masseria Li Veli rappresenta perfettamente questa idea. Da anni sostengo che la Puglia non abbia bisogno di imitare nessuno.
Ha una storia troppo importante, vitigni straordinari e persone capaci di costruire valore. Deve semplicemente continuare a credere nella propria identità.
Oggi rappresenta uno degli esempi più belli di questa evoluzione: una famiglia che ha portato esperienza senza imporla, una masseria ricca di storia, una squadra tecnica di grande valore e una nuova generazione pronta a custodire e innovare. Perché il futuro del vino italiano appartiene a chi saprà unire memoria e modernità. Radici e visione. Esperienza e coraggio. E la famiglia Falvo, attraverso Masseria Li Veli, ha dimostrato ancora una volta che le grandi storie del vino nascono sempre dall’incontro tra persone e territori.



